12 dicembre, 2017

Christian Pavani intervistato su RadioNettuno

Christian Pavani intervistato su RadioNettuno

Nel corso della mattinata, Christian Pavani è stato ospite nella trasmissione radiofonica “Scusate l’interruzione” in onda su RadioNettuno e condotta da Simone Motola e Marco Merlini tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Vi riportiamo una sintesi delle parole del Direttore Generale della Fortitudo che ha risposto alle domande dei due conduttori radiofonici. L’intervista è stata trascritta da bolognabasket.it.

Partiamo da Roberts?
Noi abbiamo questa linea, non possiamo concedere a un giocatore regole diverse dagli altri. Non ha fatto molto per venirci incontro, forse non gli stavamo nemmeno simpatici”.

Avete valutato di riprendere Amoroso?
Non è un mistero che lui volesse molti soldi. Siamo rimasti molto legati, noi e loro, abbiamo parlato diverse volte, ma non abbiamo mai trovato la “quadra”. E’ rimasto molto legato a Matteo. Le voci che abbiano litigato sono chiacchiere da bar. Nelle famiglie capita di discutere, anch’io ho discusso molte volte con lui e per un mese non ho parlato a Boniciolli perché avevamo litigato. Ma ripeto, in una famiglia sono cose che succedono”.

Il ritiro a Trapani per il nel periodo Final Eight?
Ne abbiamo parlato con Boniciolli, diciamo che sarà una gita – verranno anche le fidanzate dei giocatori – vogliamo compattare il gruppo e i ragazzi sono molto contenti. Ne ho parlato con Pietro Basciano che ci ha detto che sarebbe molto contento se andassimo giù, credo sarà una bella operazione. Non mi piace chiamarlo ritiro, sarà da martedì alla domenica con amichevole con Trapani al sabato. E in settimana ci alleniamo con le famiglie lì. Ci piacerebbe fare anche un pre-ritiro in estate come ha fatto il Bologna”.

L’inno?
Bisogna stare attenti perché su questo argomento è facile fare demagogia. Ma io sono molto contrario a questa formula. L’inno ha un valore importante, e va messo solo nelle partite importanti e della Nazionale. Abbiamo copiato una cosa dall’America per partite “di quartiere”, con tutto il rispetto. E io prendo le multe”.

La Virtus al Paladozza ai playoff?
L’impianto è del Comune, la Virtus ha fatto richiesta a loro, che l’hanno concesso e non potevano fare altro. Sarà un problema per noi e ci sarà una gran confusione. Secondo me si dovevano organizzare prima, non è corretto secondo me giocare tutto il campionato da una parte e i playoff dall’altra. Ma credo siano costretti”.

Delfino?
Si sta curando, quando sarà a posto vedremo”.

La squadra dell’anno scorso è stata smembrata?
Un americano si è rotto il tendine d’Achille, l’altro americano ha fatto una scelta durante i playoff, su Carraretto c’è stata una scelta tecnica. Mancinelli per Amoroso, per il resto il gruppo è quello e le nostre idee non sono cambiate”.

L’apertura del temporary store per Natale?
Era una prova su una zona diversa da via San Felice, è andata benissimo. Stiamo lavorando per cercare di aprire uno store fisso anche all’Euromercato, perché per molti tifosi arrivare in centro è un problema. Dobbiamo creare qualcosa che sia sostenibile, perché l’esperimento di Natale ci ha dato enorme soddisfazione”.

Virtus e Fortitudo dovrebbero essere sempre in serie A?
Dopo non ci sarebbe più il diritto sportivo. Le teste pensanti del basket devono trovare la strada migliore per far crescere sempre di più il movimento, che al momento non sta crescendo. Tutte le squadre di tradizione sono in A2, è successo anche nel calcio, ma bisogna girare e rendersi conto come si muovono in altre nazioni, come abbiamo fatto andando a Kaunas alla scuola di Sabonis. Bisogna cercare di copiare le cose che funzionano”.

C’è un tesoretto per eventuali acquisti richiesti dal coach?
“Siamo pronti per tutto, vogliamo essere pronti al momento giusto. Però pensiamo che questa sia la squadra che sarà pronta ai playoff”.

Fare una sola squadra competitiva a Bologna?
Assolutamente no”.

Il PalaDozza è limitante per i tifosi della Effe?
E’ un tema vecchio, in questo momento forse sì, però non ci dobbiamo dimenticare da dove veniamo. Tre anni fa non c’eravamo, e per gli imprenditori è molto più difficile oggi avvicinarsi allo sport. In questo momento società come la nostra sono un debito, e molti imprenditori stanno 2-3 anni poi vanno via. Veniamo dal niente e sappiamo la fatica che abbiamo fatto per riavere la Fortitudo, dobbiamo lavorare per trovare la strada migliore, perché se no il sogno muore. Milano, che oggi è sulla bocca di tutti, rischia di fare la nostra stessa fine. Dobbiamo cercare di salvare le squadre che sono un traino per il nostro movimento”.

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