11 dicembre, 2017

Christian Pavani intervistato su RadioNettuno

Christian Pavani intervistato su RadioNettuno

Questa mattina Christian Pavani è stato ospite della trasmissione radiofonica “Scusate l’interruzione” in onda su RadioNettuno e condotta da Simone Motola e Marco Merlini tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Vi riportiamo i quindici minuti nei quali il Presidente della Fortitudo Pallacanestro ha risposto alle domande di Simone Motola e degli ascoltatori arrivati via sms e WhatsApp.

È stata inaugurata la nuova sede a Caste Maggiore, perché avete fatto questa scelta come sede e come impianti e perché uno dei vostri soci, Cesare Savigni, è entrato invece al PalaSavena dove questa sera giocherà la Fossa?
«Abbiamo scelto TorreVerde perché il club ha necessità dei propri spazi, come sanno tutti la Fortitudo si allenava al PalaDozza, ma non era più possibile continuare ad avere una struttura precaria quindi ci siamo guardati un in giro ed è arrivata l’occasione, tramite la famiglia Zanardi, di questo centro sportivo molto bello. Abbiamo trasformato due un campo da otto, visto le nostre necessità, in due palestre perché se no le nostre squadre non si allenavano e da lì si è poi incastrato il tutto. C’è un primo anno di gestione, per capire bene la situazione per poi arrivare all’acquisto a gennaio, dove ci sarà l’opportunità di mettersi a sedere tra le parti e trovare un accordo, perché il progetto della Fondazione è comprare l’impianto per dare una casa alla Fortitudo, come abbiamo detto tempo fa. La scelta era un’unico impianto che ci desse l’opportunità di fare quello che vogliamo fare».

Quindi i nuovi uffici dovevano essere vicini a TorreVerde?
«Assolutamente sì. Come voi sapete tutti i club professionistici hanno circa una decina di appartamenti se non di più, in affitto destinati ai giocatori. Quell’opportunità dà l’occasione di costruire all’interno di quella struttura anche degli appartamenti ad uso foresteria e per giocatori. L’obiettivo è di avere per la prossima stagione all’interno di quel palazzo sia giocatori che foresteria».

Per quel che riguarda il PalaSavena e Cesare Savigni, fate parte del progetto oppure è un’iniziativa personale?
«Cesare Savigni è un imprenditore, giustamente ha fatto le sue scelte, ha visto un’occasione nel PalaSavena e ha fatto del PalaSavena il suo investimento nella gestione. Per quel che ci riguarda la scelta era diversa, abbiamo valutato anche quell’impianto ma abbiamo fatto un’altra scelta».

Quindi diciamo che Cesare Savigni non c’entrerà niente come imprenditore legato alla Fortitudo sul PalaSavena
«Diciamo che oggi no, ma non è escluso in futuro una collaborazione. Attualmente noi abbiamo costruito la casa e la quotidianità negli allenamenti a TorreVerde, è chiaro che esiste un tema sugli ambienti della partita questo sì perché chiaramente, come ho già detto più di una volta, secondo me la condivisione del PalaDozza per me è assurda. Non perché il Comune o la Virtus ha fatto questa scelta, ma perché per un club ambizioso come il nostro in futuro il PalaDozza sarà stretto, ma penso anche per l’altra squadra perché non si possono giocare le Coppe all’interno di quell’impianto e non si possono fare operazioni di marketing. È quindi chiaro che il nostro prossimo obiettivo sarà, e non lo dico da oggi, capire quale potrebbe essere la scelta per fare l’arena giusta».

Escludi quindi possa essere il PalaSavena magari ingrandito?
«Non escludo niente, perché oggi non si può dire sì o no, sarebbe assurdo. Valuteramo le situazioni e capiremo bene quali saranno eventuali sviluppi per l’arena, questo si».

Ho seguito la Virtus domenica ed ho notato che sopra la curva Schull era rimasta la canotta del “Barone” giustamente, ma ovviamente c’erano anche gli stendardi della Virtus. Voi li lascerete così, li toglierete?
«Noi li toglieremo».

Quindi li toglierete e li rimetterete?
«Sì, quando giochiamo noi, giochiamo in casa nostra e per quel che è il nostro punto di vista deve essere tutto brandizzato Fortitudo».

Te lo chiedo perché ero convinto che la Virtus avrebbe tolto la canotta, quindi pensavo che ci fosse stato un “gentlemen agreement” ecco…
«No, non mi nascondo dietro ad un dito. Quella è la nostra casa e quando giochiamo noi deve essere tutto biancoblù».

Sulla Fondazione, ci fai il punto della situazione a oggi?
«Roberto Melloni è il presidente e io con onore, ho accettato il ruolo che mi hanno dato, che è la cosa più bella del mondo e si sta andando avanti, visto che stanno entrando nuovi imprenditori. Io mi occupo della parte sportiva, mi hanno dato questo incarico, mentre la Fondazione sta andando avanti molto bene, il Ministro Galletti ha dato il suo benestare per questo progetto e direi che è tutto nella norma, come si è fatto negli ultimi quattro anni. È un progetto ambizioso per dare stabilità a questo club e abbiamo pensato di mettere basi importanti perché questo club stia in piedi, perché un club al giorno d’oggi non sta in piedi. Se non c’è qualcuno che ».

Tutte le società di basket perdono, da Milano a Reggio, tutte…
«Vero, però di capire dove deve andare il movimento non ne sento parlare, sento poche discussioni…».

Voi quest’anno avete costruito una solida squadra, che punta a salire, ma c’è sempre questo imbuto mentre l’anno prossimo le promozioni saranno tre…
«Se il movimento vogliamo farlo crescere, è inutile far finta di non vedere, ma se non ci sono club importanti che trascinano il basket questo movimento non cresce. È inutile parlare di niente, in questo momento un club importante come il nostro trascina tanti, tanti spettatori come la Juventus, Milan e Inter trascinano il movimento calcistico. Bisogna ragionare bene, perché il bello dello sport sono le promozioni e le retrocessioni, ma bisogna capire bene come fanno a stare in piedi i club perché se non c’è uno che tutti gli anni mette i soldi le società falliscono».

Come fai ad essere economicamente sostenibile, come movimento di basket, di vertice?
«Devi fare una tua struttura. Bisogna copiare dai bravi, da chi sta già facendo questa esperienza. Perché i club inglesi e tedeschi oggi stanno in piedi? Perché hanno impianti di proprietà, fanno merchandising e stanno aumentando il fatturato. Oggi il basket è lo sport più bello d’Italia, è inutile negarlo. In questo momento siamo il secondo sport in Italia senza diritti televisivi e nelle voci di bilancio di Serie A è la prima voce ma noi non l’abbiamo».

Capisci anche te che da cifre da poco a cifre di un certo tipo dovrà passare qualche anno…
«La mia è una provocazione, ma ad oggi non c’è nessun tavolo dove si parli di questo. Si discute sulle retrocessioni e sulle promozioni dove si parla se ne debbano passare un anno tre, oppure due o una. Ci sono santoni del basket, non io, che devono fare in modo che si investi nel basket perché se no così si va sempre più in basso, tutto qua».

Il basket di oggi sta in piedi con i grandi imprenditori, voi fate un’altra scelta…
«Assolutamente sì, perché i grandi imprenditori non regalano i soldi e dopo qualche hanno si stancano e mollano. Cerchiamo di capire bene come fare che questi club, se arriva un imprenditore che si innamora non lasci dopo cinque anni. Guardate Reggio Emilia, si sono spinti molto gli imprenditori ma dopo si torna indietro. Questa non è la nostra scelta».

È vero che la Fortitudo è sul mercato?
«Cazzate. La Fortitudo non è sul mercato, Boniciolli non mi ha presentato nessuna lista e noi andiamo avanti con questi undici giocatori che secondo noi sono fondamentali. Tutto quello che viene scritto sono cazzate. Siamo io, Boniciolli e Marco Carraretto, siamo in tre, non c’è nessuna lista della spesa, nessuno che esce e nessuno che entra».

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