22 novembre, 2017

Fortitudo, Boniciolli post match Orzinuovi

Fortitudo, Boniciolli post match Orzinuovi

Le parole di coach Matteo Boniciolli al termine della partita giocata “in casa” a Rimini contro l’Agribertocchi Orzinuovi, match in cui la Consultinvest Fortitudo Bologna raggiunge la quarta vittoria consecutiva all’RDS Stadium col risultato di 76-67, nella trascrizione realizzata da “www.bolognabasket.it” per quella che è stata la 4. Giornata di Campionato di Serie A2 OldWildWest Girone Est di Regular Season.

Intanto complimenti ad Orzinuovi e al loro coach, sapevamo non si sarebbero mai arresi e non saranno squadra da rischiare la retrocessione. Nonostante un primo tempo di una bellezza mai vista, in termini di fluidità e sforzi collettivi, loro sotto di 24 non si sono abbattutti. Sono mentalmente duri, hanno continuato fino a ridurre lo scarto fino ai 9 finali. Per quel che riguarda noi, ho sempre in testa Carlo Ancelotti sul 3-0 in finale contro il Liverpool: miliardi di spettatori, il Milan Lab, Berlusconi, la crostatina, ma non l’ha vinta perché inconsapevolmente l’hanno forse ritenuta chiusa. Noi siamo ancora in condizione approssimativa, mi dispiace per l’infortunio a Cinciarini che non sono riuscito a togliere prima che si facesse male (e sarebbe una sventura se anche stavolta non potesse giocare contro Trieste), ma continuiamo il percorso imbattuti. E prepariamoci ad una grande partita. Non siamo ancora pronti per 40’ ad alto livello, e la gestione di vantaggi molto ampi è qualcosa di difficilissimo, per un allenatore: nelle altre vittorie all’intervallo eravamo vicini, stavolta pur ricordando l’esempio di Liverpool abbiamo faticato. Sono situazioni in cui non sai se accelerare o rallentare, noi abbiamo smesso di attaccare il ferro pur cercando di dividere i minutaggi. So che tutti vorrebbero andare in campo, l’ho detto a Legion, ma all’Olympiacos sono in 12 a prendere milioni di stipendio, e in campo ci vanno comunque in 5. Siamo comunque 4-0, posso ritenermi moderatamente soddisfatto. Italiano? Quando uno gioca con questa qualità, senza sbagliare quasi niente, va bene. Ormai non ci sono più play o ruoli specifici, ma solo interni ed esterni, e nel basket attuale un 4 è quasi un esterno: oggi non era forse la gara per Bryan o Gandini, Italiano ha fatto il suo. Il coro finale? Mi fa piacere, il rapporto con la Fossa non è stato facile, e la vedo come una piccola conquista. La vita di un allenatore è una perenne scalata all’Everest, e quando arrivi in cima sai che devi sempre ricominciare: essermi riconquistato la fiducia di chi mi aveva accolto freddamente è una soddisfazione personale”.

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