21 novembre, 2017

Fortitudo, la presentazione di Alessandro Amici

Fortitudo, la presentazione di Alessandro Amici
Photo Credit To Roberto Serra / Iguana Press / Fortitudo Pallacanestro Bologna

Questo pomeriggio, alle ore 15:30, al Fortitudo Point di via San Felice è stato presentato Alessandro Amici. La nuova ala dell’Aquila si è mostrata nella conferenza stampa di rito rispondendo alle domande dei giornalisti presenti. Il pesarese classe 1991, che ha disputato le ultime due stagioni negli Stings di Mantova, ha messo a referto nella regular season nei 30 incontri giocati ha messo a segno 14,47 punti giocando 28,6 minuti, di seguito le sue parole.

“Per me essere qui è veramente motivo di grande orgoglio e importanza. Come ho ribadito tempo fa, quando giocai la partita di ritorno contro la Fortitudo, piazze del genere in Italia si faticano a trovare anche al piano superiore. Spero sia una stagione molto positiva, l’obiettivo ovviamente è quello di arrivare in cima alla montagna, perché questa società e questo tifo penso meritino veramente il palcoscenico migliore che ci sia”. 

L’ultima volta ce sei stato a Bologna da avversario sei stato accolto dai fischi per alcune vicende, come pensi di essere accolto adesso? 
I fischi purtroppo sono andati un po’ di moda nell’ultimo anno nei miei confronti, non mi hanno mai creato nessun problema e anzi, la maggior parte delle volte mi hanno dato molta carica. Chi mi sta vicino capisce realmente che tipo di persona ma soprattutto di giocatore sono quindi non ci sarà nessun problema. Ho parlato con qualche ragazzo qua fuori, mi è stato spiegato che fischiare è normale per deconcentrare l’avversario, quando poi lo stesso giocatore viene a giocare per la maglia per cui tifi e lo conosci, alla fine non hai più motivi per fischiarlo”.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad accettare la proposta della Fortitudo?
Ormai sono un po’ di anni che gioco e come ho avuto modo di dire, essendo una cosa più unica che rara, appena si è presentata l’occasione ho accettato. Giocare per la Fortitudo, per quello che rappresenta oggi e per quello che è stata nel passato, non devo sicuramente dirlo io cosa voglia dire. Una piazza così importante penso non ci sia nel panorama italiano, per me è un onore e una fortuna essere qui, perché penso che ci siano tante persone che facciano la fila per venire a giocarci a giocare”.

Cosa ti ha detto Matteo Boniciolli per portarti qui, com’è stata la trattativa?
Mi ha detto che per vincere il campionato gli serviva un avanzo di galera, nel senso buono e positivo possibile ovviamente. Io penso di rappresentare bene questo avanzo di galera e se volete chiamarmi così per tutta la stagione non c’è problema… C’è stata stima fin da subito, fin dalle partite giocate contro da avversario durante la passata stagione e appena finita la trattativa è nata subito”.

Te la senti di raccontare l’episodio accaduto tra te ed Umeh?
Io penso che non ci sia stato niente di grave. Come in tantissime situazioni e voi sapete meglio di me, delle cose reali ne vengono raccontate poche dando spazio a montature che non rappresentano però la realtà. Non è stato un fatto così grave come si vuol far credere o come tutti lo dipingono, ci sarà comunque un udienza e io sono molto tranquillo al riguardo perché sinceramente non penso di aver fatto niente di male e nemmeno niente di offensivo”.

Quando ci sarà l’udienza?
Domani pomeriggio”.

A Mantova ora è arrivato come allenatore Davide Lamma, che tu hai avuto come ex compagno di squadra. Ti ha parlato della Fortitudo? Poi volevo sapere cosa ti aspetti e se lui ha avuto un ruolo visto che adesso non fa più parte della Effe
Io Davide l’ho avuto come compagno di squadra a Firenze e sono sempre stato in buonissimi rapporti con lui. Se ho parlato con lui? Ci sentiamo, non spesso ma ci sentiamo. Lui mi ha parlato, ma solo quando la trattativa era già ben avviata. Mi ha raccontato molto bene della piazza dicendomi che sarebbe stato l’ambiente giusto con il coach giusto per me”.

Con Gandini hai giocato a Mantova, cosa ti ha detto?
Io Ganda l’ho avuto come compagno di stanza in tutte le trasferte al primo anno di Mantova, è una persona con cui ho legato tantissimo. L’ho sentito subito e mi ha detto di venire di corsa, con un ambiente super e soceità super con ambizioni di primo piano e che un’esperienza simile l’augurerebbe di provare a qualsiasi sportivo”.

Ti ho visto dominare una finale Under 16 a Montecatini, parliamo di tempo fa. Da quel giorno di te si parlava come ragazzo straordinario poi da anni sei etichettato in una certa maniera. È un’etichetta che ti sei voluto dare da solo?
Io ho un fratello più grande, già da quando ero piccolo mi dicevano che avevo talento e con la testa di mio fratello sarei stato un giocatore che non si discute. La mia testa è questa, io penso che non sia un punto debole ma di forza, perché se avessi avuto la testa di qualcun’altro non sarei nemmeno qui a parlare davanti a voi o magari non giocarei nemmeno, non lo so e chi dice che è un punto debole può avere le sue ragioni, ma la riprova non l’avremo mai. Io sono contento di quello che sono, del giocatore che sono e della testa che ho, ovvio alcune cose sicuramente vanno migliorate, la mia convinzione è che io non sarei qui a parlare con voi e a giocare per una società così importante se non avessi avuto questa testa e questo carattere.
Vengo da una famiglia molto umile di contadini, mio papà mi chiamava ‘selvatico’ perché ero sempre fuori in aperta campagna, non riuscivo a giocare con gli amici e con me avevo sempre la palla da basket. Sono cresciuto così, un po’ rustico, una cosa che mi porto dietro e che mi piace molto, quindi probabilmente qualcosa di voluto riguardo l’etichetta c’è, mi ha detto qualcuno che qualche situazione avrei potuto anche evitarla, che non vuol dire che non voglia limitare per carità, questa etichetta è comunque una cosa che a me non da assolutamente fastidio”.

Che tipo di Fortitudo ti aspetti? Che tipo di squadra sarà, che idea ti sei fatto?
Una Fortitudo vincente”.

Quali obiettivi ti sei dato personalmente?
Io penso che le fortune di un giocatore che voglia ambire ad un palcoscenico alto come può essere la Serie A passino dalle categorie precedenti. Penso a Pascolo che a Trento ha fatto B1, A2 poi è arrivato in A1 e adesso gioca per l’Armani Jeans Milano. Penso che trovare una società vera con l’ambizione di poter salire in A1, fermarsi un anno in A2 e fare il salto di qualità con questa squadra sia la fortuna più grande che possa capitare ad un giocatore. La mia speranza e il mio obiettivo è che questa squadra possa andare in A1 e farne parte, perché io voglio giocarci”.

Può cambiare la tua visione della tua carriera da oggi
Sicuramente. Se prima ero sotto l’occhio del ciclone con una società più modesta ‘mi scuso per la parola’ che era Mantova, quello che succede qui in Fortitudo sarà moltiplicato all’ennesima potenza”.

Parlaci un po’ di te fuori dal campo, come sei? Dici di essere una persona rustica, alla mano, cosa ti piace fuori dal campo?
“Non ho particolari interessi, vivo il mio tempo libero con la morosa, mi piacciono molto gli animali, venendo dalla campagna per forza e sinceramente non ho tanti grilli per la testa, saranno poche le volte che mi si vedrà fuori per locali. La mia vita privata rispecchia molto la vita sportiva ruota tutto attorno allo sport per me. Se devo stare a casa mi guardo la televisione, guardo gli sport, internet. Sono una persona poco social perché ho solo un account di Instagram e non so quanti giocatori nel mondo non abbiano Facebook oltre a me, tutto qui. Molto semplice”.

C’è un giocatore a cui ti sei ispirato nella tua crescita, uno che da piccolo o da grande avevi il poster in camera?
“Guarda io ho la sacchettina dei Lakers e mi piaceva molto Kobe Bryant, poi diciamo che lo scettro di Bryant col passare del tempo è andato su un giocatore che adesso penso sia il giocatore più forte del mondo che è Lebron James. Ogni persona al mondo, ogni giocatore di basket al mondo deve avere come idolo un giocatore del genere, con un etica del lavoro come la sua”.

Il tuo carattere, di cui abbiamo già parlato prima, unito al calore della Fossa, pensi che ti caricherà di più? Cosa ti aspetti?
“Io credo proprio di sì. Per come sono fatto io sicuramente sì. Non ti nascondo che quando ho firmato per la Fortitudo la mia testa vagava, e viaggi mentali me ne sono fatti tantissimi su come possa caricarmi un ambiente del genere e a pensarci mi viene la pelle d’oca. Penso che sia un’amore che possa sbocciare e che possa dare veramente tanta tanta carica”.

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