18 ottobre, 2017

Marco Carraretto intervistato su RadioNettuno

Marco Carraretto intervistato su RadioNettuno

Questa mattina Marco Carraretto è stato ospite della trasmissione radiofonica “Scusate l’interruzione” in onda su RadioNettuno e condotta da Simone Motola e Marco Merlini tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Vi riportiamo i quindici minuti nei quali il General Manager ha risposto alle domande dei due conduttori radiofonici e degli ascoltatori via sms e WhatsApp.

Fino alla scorsa stagione sei sceso in campo, qual’è stata la molla che ti ha fatto scegliere di fare il dirigente?
«Il fatto di appendere le scarpe al chiodo è coincisa con la chiamata della Fortitudo ed è un’esperienza che prendo con grande entusiasmo. È una cosa a cui non avevo minimamente pensato e che mi ha stupito facendomi un enorme piacere. Mi sono buttato in questa avventura con tutto il mio entusiasmo e la voglia di rimanere nell’ambiente che mi ha cresciuto e mi ha visto crescere dandomi tante soddisfazioni. Ora il mio compito è quello di aiutare gli altri a cercare di fare quello che ho fatto io».

Se tu dovessi spiegare il basket di Serie B, può essere un campionato propedeutico per i giovani?
«Io non credo ci siano campionati adatti o non adatti ai giovani, molto dipende da loro. Sono dell’idea che questo lavoro è meritocratico, se uno dimostra di potere stare in campo aiutando la squadra ed è competitivo nel confronto diretto con gli avversari non ci sono problemi, non importa in che serie giochi. Nella mia esperienza in Serie B ho visto molte squadre composte da soli giovani come la Stella Azzurra, ma ho visto anche squadre più datate ed esperte. C’è un grande equilibrio e non penso sia una questione di età, ma di voglia e propensione al lavoro». 

Parliamo di Fortitudo. In fase di preparazione è normale avere acciacchi, la cosa che non è normale è avere molti acciacchi in alcuni casi abbastanza gravi. È la prima volta che ti capita, vista la tua esperienza, una situazione così problematica?
«Dal punto di vista degli infortuni così problematica forse no. La mancanza di giocatori invece sì, perché magari la preparazione la facevano con la Nazionale dove si giocavano l’Europeo piuttosto che l’Olimpiade. È successo tante volte a Siena, dove c’erano tanti nazionali che arrivavano una settimana prima dell’inizio della stagione. In quel caso c’erano sempre ragazzi aggregati o ragazzi senza squadra che si volevano allenare, questo ci aiutava a svolgere gli allenamenti. Non è inusuale che in questo periodo ci siano tutte queste defezioni, ovviamente limitano un po’ il lavoro della squadra e della forma fisica in generale».

Qui sono importanti i giovani, perché se vuoi fare dei 5 vs 5 competitivi il nono, il decimo o l’undicesimo che magari è un ragazzino delle giovanili è fondamentale che possa reggere l’allenamento dal punto di vista fisico. Mi sembra, almeno dalle parole di Boniciolli, che i giovani abbiano tenuto botta…
«I ragazzi sono molto competitivi. Devo dirti che le partitelle di allenamento sono sempre molto tirate nel punteggio. Va dato atto all’Under 20 di essere molto competitiva e di avere aiutato i “senior” ad allenarsi in questa prima fase di precampionato».

Non ho ben capito la situazione di Robert Fultz, si era parlato di un rientro alla prima di campionato, ora sembra non rientrare la prima di campionato…
«Robert ha avuto un infortunio alla stessa spalla che aveva avuto in precedenza, quindi è stato un riacutizzarsi di un vecchio problema. Ovviamente la seconda volta che ci si fa male nello stesso punto è peggio e ovviamente il recupero va valutato giorno per giorno e chiaramente i tempi sono parecchio lunghi. Noi stiamo facendo di tutto per averlo con noi la prima di campionato».

Si può parlare di un 50 e 50 di vederlo per la prima di campionato?
«Diciamo di sì, perché manca ancora una settimana».

Anche la situazione del Trofeo Lavoropiù non è chiara. Il Questore di Rimini vi ha impedito di disputare il Trofeo perché c’è la partita di calcio domenica Rimini-Forlì e quindi voi non potete giocare domenica…
«Infatti, abbiamo dovuto anticipare il Trofeo a venerdì e sabato. Ci stiamo lavorando, stiamo ancora definendo il roster delle altre squadre».

 

L’idea è di fare un quadrangolare comunque…
«Venerdì e sabato, sì a Rimini. Questo è l’intento che ci siamo prefissati».

Ovviamente trovare qualcuno al volo sarà difficile…
«La difficoltà è questa. Purtroppo tutti questi cambi non hanno sicuramente aiutato, lo spostamento di un giorno delle partite ha portato all’esclusione di Verona e Udine mentre Rieti è rimasta. Ovviamente certe cose influiscono sulla programmazione della preparazione. Stiamo cercando di completare al meglio con altre due squadre ma come hai detto tu non è facile».

Vi sarete dati una data…
«Sì, oggi, al massimo domani».

Sei fiducioso oppure temi di non trovare non la terza, ma la quarta squadra?
«Stiamo lavorando su una squadra in particolare, ne basterebbe una sola, insomma».

Burns, ci sono possibilità che arrivi o sono solo voci di giornali?
«C’era interesse questa estate, il mercato è chiuso, ma siamo sempre attenti a tutte le opportunità che possono venire, soprattutto in questa fase dove anche Gandini è stato infortunato un aiuto potrebbe fare comodo. Stiamo monitorando la situazione, il fatto che sia diventato italiano gioca solo a nostro favore, ma chiaramente ci saranno tanti pretendenti in gioco per portarselo a casa. Comunque per noi, come ho detto a fine estate, il mercato è chiuso e questo è il roster più competitivo che potevamo fare».
Ricordiamo che Burns sulla carta avrebbe un contratto con Cantù, ma i problemi riguardano cosa succede a Cantù perché in questo momento la tifoseria e tutte le parti si sono messe contro la società, ma al momento Burns è un giocatore di Cantù…

Avete mai pensato di andare all’Unipol Arena?
«Non è mai uscita questa opzione».

Tutta questa tensione legata al logo con la S.G. Fortitudo è stata indispensabile? Il logo nuovo sarà quello ufficiale o sarà utilizzato solo in allenamento?
«Per quel che riguarda il logo della Fortitudo, rimarrà la “Effe Scudata”, il marchio per cui il nostro popolo si riconosce. È impensabile quindi immaginare la Fortitudo con un logo diverso. Quello che si è creato quest’anno, come ha detto il Presidente Pavani, un’immagine di marketing, quindi un logo nuovo dove poter attirare attenzione e poter vendere qualcosa in più».

Non si sapeva da mesi che il PalaDozza era chiuso per lavori? Perché nel passaggio a TorreVerde, preannunciato da mesi, non era stato ancora montato il parquet?
«Per quel che riguarda Torre Verde la cosa non è cosi semplice, non bisogna dimenticare che questa estate è cambiato anche l’assetto societario ed è stata creata la Fondazione, molto del ritardo è dovuto al tempo tecnico per la costituzione della Fondazione. I lavori sono partiti di conseguenza dopo la costituzione della nuova società».

Ti farai tesserare anche da giocatore come Lamma?
«Questa è una domanda che mi hanno fatto tutti appena sono arrivato. Diciamo che il pacchetto guardie che abbiamo è molto competitivo e probabilmente farei brutta figura. A parte gli scherzi, non credo ce ne sia bisogno, poi in cuor mio sono sempre un giocatore, ma non penso ci sia questa possibilità».

Per quel che riguarda invece gli allenamenti se siete a corto di organico?
«Non è arrivata nessuna richiesta, e se non è arrivata nella situazione in cui ci troviamo non penso arrivi più avanti».

Cosa ne pensi del basket italiano? Una generazione di talento ma non vincente sta finendo, cosa ci aspetta dopo e cosa pensi bisognerebbe fare per competere almeno in Europa?
«Ma sarebbe un discorso molto lungo. Sono amareggiato per questa Nazionale che ha fatto molto bene nel primo turno, ma quando c’è da concretizzare il buono che si è fatto vedere e andare poi a medaglia, non riesce ad arrivare all’obiettivo. Dispiace perché ci sarebbe bisogno di risultati come Nazionale a livello internazionale per dare un po’ di linfa a questo movimento che in questo momento sta patendo una crisi pazzesca. Per riprendere penso bisogni partire dal basso, cercando di investire nella formazione di allenatori sempre più competitivi fin dalla giovane età, cercando di creare le basi di lavoro sui bambini. Un cambio generazionale di preparazione degli allenatori fondamentalmente».

Cosa manca alla Fortitudo per vincere a mani basse il campionato? A oggi vedendo i roster vedo solo Trieste tra est e ovest, con una squadra sulla carta superiore alla Fortitudo…
«Partendo dal presupposto che è sempre un campionato molto difficile ed equilibrato, dove la percentuale di promozione è ridotta perché una squadra su trentadue rimane una percentuale molto bassa, le squadre che si sono dette prima sono quelle che si sono più attrezzate. Treviso addirittura può scegliere un altro americano, quindi le squadre sono quelle non dimenticando che anche Udine ha fatto un grande investimento e Ferrara è un’ottima squdra. Noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio e questa è la squadra migliore che potevamo fare questa estate, il lavoro che farà Matteo insieme ai ragazzi in palestra dimostrerà da qui alla fine quello che realmente sarà il valore della squadra. Durante la stagione, mi è capitato giocando in Fortitudo ma ho visto anche lo scorso anno, si possono creare gruppi e condizioni che però durante i playoff, giocando ogni due giorni, possono essere infrante vedi l’infortunio di Jonte Flowers piuttosto che quello di Cinciarini l’anno scorso. Bisogna fare un giusto mix di lavoro tecnica-talento e avere un pizzico di fortuna. Se tutto va come deve andare io credo che questa squadra arriverà lontano, poi logico, bisognerà vedere come si amalgamano i ragazzi quando ritorneranno tutti a disposizione e il livello di gioco che riusciranno ad esprimere e la coerenza che riusciremo ad avere con quella che è la filosofia del coach».

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