19 ottobre, 2017

Il diritto di critica, il dovere di decidere

Il diritto di critica, il dovere di decidere

Con la faccia spossata di Aznavour che canta “Ed io tra di voi”, e lo stesso dolore mal celato del protagonista della canzone, mixato allo sconvolgimento di chi sta mettendo a fuoco la più lacerante delle separazioni, ieri Gigi Terrieri (Foto Virtus Pallacanestro) ha consumato le ultime ore a casa Virtus. Ne seguiranno altre, per svuotare l’armadietto si sarebbe detto di un giocatore, procedere agli ultimi saluti, dopo quello toccante alla squadra, realizzare davanti allo striscione lasciato dai Forever (“Noi le tue dimissioni non le accettiamo”) la sollevazione popolare in suo nome che, chissà, potrebbe preludere a un ripensamento reciproco all’apparenza ora impossibile. La storia di Gigi inizia nel 1972, mancava lo speaker e c’era il derby con l’Eldorado, perso sotto le scariche del Barone Schull. Un  avvio sfortunato, che non coincise però con un cattivo presagio. Anzi. Da allora solo due volte, allettato dall’influenza, lasciò il microfono, e la sua virtussinità venne premiata con un posto dirigenziale.

EUTANASIA DI UN AMORE: Ora, tutti dicono, è stata gestita male, malissimo. Ed è vero, a partire dalla tempistica. Ma esiste un modo per gestire bene la rottura di 40 e passa anni d’amore? Chi l’ha vissuta da dentro, fa capire che qualche crepa si fosse già vista. Non picconate sulle pareti s’intende, ma sguardi ormai lontani, piccoli ma inequivocabili segnali di una relazione che si consuma appesantita dagli anni, tenuta solo abitudinariamente in piedi da stima e affetto. Fino al punto di non ritorno.

DECISIONISMO: Che si presenta quando arriva il “terzo” di turno, e nella coppia cominciano a cambiare i desideri, le aspettative, le necessità soprattutto. Modificando la metafora, il ruolo dello sceriffo cattivo, in questa storia l’ha preso di petto Sandro Crovetti, appena arrivato in città con una pistola che adesso, dopo aver sparato sulla bandiera, è ritenuta eccessivamente fumante. Crovetti in realtà ha fatto esattamente ciò per cui è stato chiamato: studiare, (ri)organizzare, razionalizzare costi e risorse. In pratica, sveltire con forza una macchina che l’anno scorso proprio per mancato decisionismo, aveva depotenziato il passaggio dalla monarchia assoluta di Sabatini – dove a pensiero corrispondeva subito azione – al parlamentino guidato da Villalta. Bloccato da troppa concertazione e indefinitezza dei ruoli. Non decidere era il problema. Si può criticare l’irruenza nel farlo, ma non il tentativo di risolverlo.

CHIAREZZA: Nella pratica, a Crovetti è stato chiesto di tracciare un confine, di fare chiarezza. Perciò, per esempio, nel suo ruolo gli è toccato stabilire se un team manager come Gianluca Berti – che merita un sincero in bocca al lupo – dovesse essere a mezzo o a pieno servizio, e insieme se l’esperienza di una pedina storica come Terrieri avesse fatto più comodo accanto alla squadra o vicino a chi opera in società.

I RECIPROCI SOSPETTI: Il dialogo è naufragato immediatamente sulle trasferte, per Gigi il frutto di tutto il lavoro settimanale. Togliergli la possibilità di stare accanto alla squadra nel momento organizzativo-sportivo più delicato gli è sembrata un’esagerazione intollerabile. I reciproci sospetti hanno fatto il resto: l’uno pensando che fosse una decisione presa per delegittimarlo, l’altro intravedendo nella reazione di pancia un carattere poco disposto al gioco di squadra. La diversa versione sulla reversibilità delle dimissioni, certifica la distanza tra le parti. Terrieri fa intendere di aver lasciato la porta aperta a un segnale distensivo, Villalta che l’uscita non ammettesse passi indietro. Tutti concordano su una cosa: un vaso che si rompe non torna mai nuovo, e qui cade l’eccezione di chi auspicava almeno il salvataggio della già rimpianta voce domenicale.

I TIFOSI: Il comunicato dei Forever, che si chiede “come vengono gestite le cose”, e condanna una svolta irrispettosa della storia proprio in un momento delicato e dopo la riapertura della campagna abbonamenti, è durissimo. Parla di “pubblico incazzato, incredulo e molto stanco”. L’indulgenza di altri momenti ha lasciato il posto al cartello di fine sconti. La dirigenza accetta la sfida, rivendicando il sacrosanto diritto di essere giudicata sulla base dei risultati di certe decisioni, e non sui desiderata di ognuno. E’ proprio l’equilibrio di questi due diritti – quello di critica dei tifosi, e quello di sbagliare con le proprie mani dei dirigenti, subito davanti alla nuova e delicata prova di trovare un sostituto in grado di reggere il confronto – il custode del segreto di una vera ripartenza. Come si usa dire spesso, guardando già a domenica e alla sfida con Caserta, stavolta sarebbe davvero il caso di essere tutto l’ambiente una cosa sola, prendendo l’esempio dalla squadra. Impegnata ieri sul parquet, dopo un dovuto ma commovente applauso all’uomo e al dirigente, con un’intensità che, al martedì, non è qualcosa di esattamente scontato.

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