21 ottobre, 2018

Demis Cavina intervistato su RadioNettuno

Demis Cavina intervistato su RadioNettuno
Photo Credit To isolapress / Andrea Costa Imola Basket

Questa mattina Demis Cavina è stato ospite della trasmissione radiofonica “Scusate l’interruzione” in onda RadioNettuno e condotta da Simone Motola e Marco Merlini come tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Vi riportiamo i minuti dove il coach dell’Andrea Costa Imola Basket ha risposto alle domande dei due conduttori radiofonici.

Squandra partita per salvarsi ma molto vicina alla salvezza a questo punto della stagione, ti aspettavi di essere a questo punto in classifica e cos’è andato e, nel caso, cosa no?
Per adesso è stata una stagione molto positiva. La cosa che mi è piaciuta di più è il fatto di avere avuto un’idea di squadra questa estate che sarebbe cresciuta col miglioramento individuale dei ragazzi, perché è una squadra che ha 6 giocatori molto giovani e poggia su altri giocatori esperti. Questa crescita c’è stata, sta ancora avvenendo e penso che abbiamo ancora margini di miglioramento, non dico molti ma buoni margini. Il nostro obiettivo rimane comunque la salvezza, sappiamo che giocare partite positive come stiamo facendo può portare anche a vittorie e magari ad ambire anche a qualche cosa di più, ma per ora dobbiamo tenere i piedi per terra e guardare ad una partita alla volta”.

All’andata fu una prodezza di Mancinelli a decidere la gara del PalaRuggi, era tutta un’altra Fortitudo. Quella di oggi è in una forma meravigliosa addirittura giocando con mezzo straniero, perché nella loro striscia di vittorie il contributo di McCamey è stato minore…
La partita di andata fu fondamentale per noi perché ci regalò una consapevolezza importante, cioè quella che potevamo giocarcela anche con squadre costruite con obiettivi diversi dal nostro e direi che questo, soprattutto nel girone di ritorno, si è tramutato con le vittorie contro Trieste, Ravenna e anche Treviso. Quella partita ci regalò tanto, fu una partita poco fortunata per noi ma fu una bellissima partita. Penso che il nostro augurio per la partita di lunedì sia proprio quello, di giocare la partita alla pari della Fortitudo che ha trovato un’identità importante, non che non lo avesse prima, adesso mi sembra una squadra più coesa e questo lo si sta vedendo, magari è una squadra che cambierà ancora in vista dei playoff ma ora mi sembrano più coesi, si vede in campo”.

Tu hai fatto l’allenatore in A2 nel Girone Ovest per molti anni, quindi hai sicuramente un’ottima conoscenza dei roster delle squadre e degli allenatori che militano in quel girone, anche quest’anno ritieni che il Girone Est sia più forte come livello medio e che Trieste e Fortitudo siano un po’ meglio di Casale e Biella che sono le due più forti, almeno sulla carta, dell’altro Girone? Come lo vedi il Girone Est dopo tanti anni?
Le squadre ambiziose del Girone Est mi sembrano tante rispetto a quelle del Girone Ovest e costruite anche in maniera diversa, sono molto profonde. Si parte tutti con le stesse regole, quindi due americani che normalmente sono due giocatori di qualità. La differenza tra i due Gironi è la profondità dei roster e il numero delle squadre ambiziose, questo è l’impatto che ho avuto nel cambiare da Ovest a Est. Fino allo scorso anno il Girone Ovest era più equilibrato nella parte medio-bassa, quest’anno con Napoli si sono regalati dei punti anche nel Girone Ovest però l’equilibrio è diverso infatti poi nei playout le squdre del Girone Ovest ebbero vita facile. Per quello che riguarda le squadre ambiziose però non c’è paragone, il Girone Est ha sei o sette squadre agguerrite, a cui aggiungo anche Jesi che con gli sviluppi di mercato si è portata nel gruppo che può ambire ai playoff, queste rimangono superiori alle squadre più ambiziose del Girone Ovest”.

Secondo te la Coppa Italia potrebbe essere una partita a due Fortitudo-Trieste oppure essendo tre partite in tre giorni ci possono essere delle sorprese?
La Coppa Italia di Serie A, per chi l’ha vista, ci sta insegnando che le due underdog hanno vinto, sono partite secche e quindi i pronostici in queste partite non valgono come nelle partite di una serie di playoff, dove si giocano cinque partite in undici-dodici giorni. La Coppa Italia è un campionato un po’ a parte, vero che i valori in campo rimangono diversi ma comunque è vero anche che ad esempio Trieste o Ravenna, non sono squadre che stanno attraversando un periodo positivo e quindi si potrebbero riaprire i pronostici. Detto questo vedo comunque Trieste e Fortitudo come favorite”.

Ti chiedo di Penna, io il ragazzo lo conosco da tanti anni e intravedo due limiti per poter giocare in Serie A, giocare e non stare due minuti in campo. Nonostante il talento i due limiti sono ovviamente uno di natura fisica perché piccolino e veloce ma non una scheggia e l’altro non è ancora continuo nel tiro da tre punti e in Serie A devi tirare con certe percentuali se vuoi giocare. Sei d’accordo? Come vedi il percorso di crescita di Penna?  
Posso fare un parallelismo con altri giocatori per risponderti? Così capisci quello che penso. Quando allenavo Cusin, allora aveva vent’anni, si diceva che non aveva tiro dalla media. Con Pascolo, ho allenato che quando aveva diciotto anni, si diceva che non era atletico ed era basso. Con Spissu, si parlava che fosse piccolo e non era atletico. Io penso che quando si guardano giocatori anche della Lega-2 con un ottica futura, non ci si deve fermare sui limiti ma si devono esaltare le loro qualità. Penso che Lorenzo, come tanti giocatori che ho allenato e come quest’anno sto allenando, abbia dei grandi mezzi e soprattutto abbia una forte determinazione che lo porta a migliorarsi sempre. Certo Lorenzo è un giocatore che probabilmente non tirerà mai col 40-45% da tre punti, ma io vedo giocatori che in Serie A hanno meno qualità di Lorenzo, per quel che riguarda ad esempio il pressare il portatore di palla a tutto campo, la capacità di cambiare le partite con una giocata difensiva e di cambiare ritmo. Penso che Lorenzo abbia i limiti che attualmente tu hai citato ma ha tanto di positivo e soprattutto ha una determinazione folle che è quella che lo porta a migliorarsi sempre e, ripeto, non è l’unico giocatore che quest’anno ho il piacere di allenare che ha queste qualità”.

Per esempio hai in squadra un concittadino Tommaso Rossi, fisico da corazziere tipo Marco Bonamico dei bei tempi…
Sì. Tommaso è un altro giocatore che ha grandi qualità fisiche a cui mi piacerebbe far fare il processo che ha fatto Alviti negli ultimi due anni e cioè un giocatore che parte nel 4 e che per doti atletiche fisiche dovrà necessariamente guardare alla posizione di 3. È un ragazzo straordinario che ho visto nascere e crescere, un ragazzo che ha grandi qualità per migliorare. Dovrà lavorare tanto, e lo sta già facendo con noi, lo sta facendo anche con la Virtus con cui comunque gioca il campionato giovanile, ma è certamente un giocatore che ha le qualità giuste per crescere e se riesce a sviluppare maggiormente le doti da esterno e quindi spostarsi come 3, sarà un giocatore che ha futuro”.

Un ascoltatore ti chiede di scegliere, secondo te Fortitudo o Trieste per la promozione diretta a oggi?
Oggi Fortitudo per l’aspetto mentale della partita gicoata a Bologna, non dico tecnico perché è stata una partita che non ha fornito grandi spunti tecnici. Sotto l’aspetto mentale la partita di Bologna ha lasciato una Fortitudo più forte, attualmente più determinata e più coesa mentre Trieste l’ho vista soffrire parecchio. Sarà fondamentale il fattore campo, come non lo è stato lo scorso anno, però attualmente dico più Fortitudo”.

Ti lascio con una domanda particolare, come vedi il futuro del basket nella tua Castel San Pietro?
A Castello la pallacanestro è sempre stata, anche quando il calcio era in C2, lo sport che trainava. Onestamente manca da tempo una squadra di categoria, di Serie B, però il percorso che sta facendo l’Olimpia è un percorso interessante, una squadra e una società ambiziosa. Il volano a Castello è sempre stato il settore giovanile, tanti numeri, tanti ragazzi ed è una piazza viva anche se pensiamo, lo dico in maniera banale, alle quattro società amatoriali che stanno affrontando il torneo, quattro società son tante. A Castello c’è sempre stato questo grande movimento ed è sempre una piazza viva, chiaro che fa parlare di più una società senior che un grande settore giovanile ma stanno facendo le cose per bene e pian piano anche una squadra senior tornerà nella categoria che merita, perché la pallacanestro a Castello ha sempre fatto da traino alle altre società”.

Una domanda che mi ha chiesto un’ascoltatore ieri è: perché Demis Cavina non allena in Serie A e invece allena da tanti anni in Serie A2?
Non lo so. Onestamente sono ventun’anni da capo allenatore, questo è il sedicesimo di A2 e direi che ci sto anche abbastanza bene. Ovviamente l’A1 è il sogno di tutti visto che è la massima serie, ma devo anche però dire che allenare per forza in A1 non mi piace. Lo scorso anno ho avuto diversi colloqui ma per me non è la cosa principale allenare in A1 anche se ovviamente rimane un mio obiettivo, come di tutti gli allenatori. Oggi ci sono delle belle realtà anche in A2, che è un campionato molto competitivo, con molte società ben organizzate e direi che va bene anche la Serie A2. Chiaramente il sogno di tutti rimane l’A1, mi piacerebbe allenare in A1 ma alla fine prima di tutto devono chiamarmi e poi mi piacerebbe lo facesse una socità che abbia un programma, un qualcosa su cui costruire, non deve quindi essere per forza”.

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