16 dicembre, 2017

Giorgio Valli intervistato su RadioNettuno
Photo Credit To Massimo Nazzaro / www.pallacanestroforli2015.it

Giorgio Valli intervistato su RadioNettuno

Questa mattina Giorgio Valli è stato ospite della trasmissione radiofonica “Scusate l’interruzione” in onda su RadioNettuno e condotta da Simone Motola e Marco Merlini tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Vi riportiamo i nove minuti dove il coach della Pallacanestro Forlì ha risposto alle domande dei due conduttori radiofonici.

Buongiorno Giorgio, com’è avvenuto il tuo arrivo a Forlì?

“Ma guarda il mio arrivo in terra romagnola è avvenuto in maniera casuale, la squadra andava male e non stiamo andando bene nemmeno ora perché la squadra è un po’ debole. Mi ha avvicinato lo stesso Gigi Garelli con cui sono molto amico anche se è un po’ paradossale e sucessivamente i dirigenti che sono persone molto serie. Alla fine ho deciso di accettare la sfida anche se sarà un po’ dura, ma l’ho accettata”.

La squadra dal tuo arrivo l’hai un po’ rivoluzionata, hai cambiato 3-4 giocatori importanti rispetto a quello che era l’Unieuro pensata in estate…

“Sì. Sono cambiati quattro giocatori ma siamo sempre alle prese con infortuni. Soprattutto però abbiamo messo dentro l’ultimo giocatore una settimana fa (Riccardo Castelli arrivado dall’APU Udine), in questo ultimo mese ci sono stati molti cambiamenti e non è sempre facile e nemmeno veloce metabolizzare i nuovi arrivi”.

È chiaro che quando si è ultimi in classifica le partite in casa sono tutte da vincere, la Kontatto è in questo momento una delle squadre se non la squadra più in forma ed è al completo, che idea ti sei fatto della squadra di Boniciolli?

Non prenderei più tanti giocatori nuovi che non conoscono il campionato italiano, è un rischio troppo alto…

“La Fortitudo è quella che conosciamo e abbiamo già avuto modo di vedere negli ultimi due anni. È una squadra molto atletica, fisica ha ovviamente dei giocatori notevoli, perché Stefano Mancinelli e Michele Ruzzier sono giocatori molto importanti e con la crescita esponenziale di Candi credo che abbia fatto la differenza. Per me non è la squadra più indicata da incontrare in questo momento insomma”.

Per quel che riguarda il tifo, c’è la possibilità che permettano all’ultimo ai bolognesi di andare a Forlì, voi come lo avete vissuto questo stop per i tifosi della provincia di Bologna?

“Per quel che riguarda i miei dirigenti posso dire che sono molto dispiaciuti se la cosa non potesse avvenire, personalmente credo che un clima con molti tifosi sia sempre bello, non bisogna trascendere dai tifosi veri che vengono a fare il tifo per la propria squadra. Noi ci auguriamo che i tifosi Fortitudo possano raggiungere Forlì”.

Arrivano i messaggi e uno tifoso ci scrive che hai fatto bene ad accettare Forlì, lo scorso anno hai sofferto più di noi e bisogna guardare avanti, concludendo con un in bocca al lupo per domenica…

“Sono molto gentili, li ringrazio a prescindere. È sempre dura per noi allenatori, sono cambiate molto le condizioni per tutti noi. Bisogna lavorare, bisogna guardare avanti, bisogna far tesoro dei propri errori e mantenere un’umiltà di fondo sempre costante”.

Un altro tifoso Virtus scrive: coach visto la scorsa stagione ci dia una soddisfazione domenica… Direi in piena ottica derby…

“Ce lo auguriamo tutti quanti, ma al di là di quello servono punti a Forlì al di là dei due punti in meno alla Fortitudo”.

Sei sorpreso del primo posto della Virtus e secondo te è la favorita per le finali di Coppa Italia giocandole in casa all’Unipol Arena?

Non sono sorpreso di Okaro, in NBA ci sono tanti giocatori mediocri, il contratto per il prossimo anno dimostra che lui può stare tranquillamente lì

“Io credo che sia la logica favorita e non mi sorprende più di tanto perché ha fatto un bel mix di giocatori veterani-giovani di valore. Alla fine me l’aspettavo nei primi tre posti non conoscendo le altre squadre, vedendo ora le altre squadre credo che questo primo posto sia più che legittimo e vedendo anche l’altro girone non dico niente… insomma forza Virtus”.

Per quanto riguarda Okaro White sei sorpreso che sia riuscito a trovare un ingaggio in NBA addirittura un contratto anche per l’anno prossimo?

“No, non sono sorpreso perché lui ha l’atletismo per poter giocare in quella lega. Gli manca ancora qualche chilo però ho visto che è già messo meglio con la testa giusta e la voglia di stare lì, di sfondare, di migliorarsi e quindi credo che su 30 squadre e tanti giocatori anche un po’ mediocri che giocano in NBA Okaro sicuramente non è l’ultimo”.

Un tifoso della Fortitudo ti chiede se c’è un giocatore in particolare che temi della Effe…

“Direi l’amico Mancinelli. Il Mancio è sempre un giocatore difficile da marcare, ho un buon rapporto con lui, ho lavorato con lui a Milano, è un bravissimo ragazzo e lo stimo, per me è un ottimo giocatore”.

Un tifoso della Virtus chiede, se vuole rispondere vedi tu, cosa non rifaresti più dello scorso anno…

“Il discorso è un po’ lungo. Sicuramente il fatto di prendere tanti giocatori nuovi che non hanno mai giocato in Italia non lo rifarei, è un rischio troppo alto perché al di là delle carenze tecniche sono stato un po’ deluso dal carattere di qualche ragazzo che alla fine è quello che fa la differenza”.

Fontecchio a Milano, tu lo hai allenato… Secondo te è la scelta giusta o era meglio andare in un club dove poteva giocare di più?

“Io ho parlato con Simone questa estate perché abbiamo fatto un Camp insieme e gli ho detto che ha fatto bene a firmare un contratto lungo con Milano perché sicuramente è la squadra in cui tutti vorrebbero giocare e lavorare. Magari il primo anno, poteva chiedere di andare a Cremona e giocare quaranta minuti visto che non hanno un ala. Bisogna però dire che Simone si è poi ritagliato il suo spazio anche a Milano visto che ieri ha giocato discretamente in Eurolega. Sicuramente per arrivare ad una maturazione completa occorre un minutaggio maggiore, c’è da dire che comunque non è chiuso e quindi sarà un’esperienza positiva comunque”.

Sei tornato a fare l’A2 dopo qualche anno, che campionato hai ritrovato?

Il discorso di appartenenza e attaccamento ai colori della maglia è obsoleto, non esiste più. Per i giocatori questo è un lavoro…

“Ho trovato un campionato molto valido tenendo presente che trentadue squadre sono troppe perché il livello di questo campionato non viene espresso dalle trentadue ma molte di meno. Quelle che faranno i playoff alla fine sono quelli che si troveranno a fare la vera Serie A2 e se la giocheranno in tre settimane, questo secondo me è un po’ un controsenso. Devo dire che è un campionato molto divertente, dove ci sono italiani, dove c’è possibilità di andare in palestra e incidere veramente sul milioramento dei giocatori”.

L’ultima domanda è sulla Serie A dei 6+6 che pare essere la scelta del prossimo anno, io rimango dell’idea che quando ci sono 5 stranieri sono più che sufficienti per la Serie A, come la vedi questa situazione? Ti chiedo una risposta sia da coach che da addetto ai lavori, togliendoti i panni di allenatore…

“Ci sono tanti discorsi da fare e tutti validi. Fare il 6+6 indipendentemente dal passaporto sia un passo avanti, perché si tolgono tutti i passaporti falsi, tutte queste ipocrisie di cittadinanza più o meno vera. Gli italiani se meritano giocano, come dimostra Reggio Emilia e come dimostrano anche altre squadre e quindi tutelare troppo gli italiani non va bene perché il posto fisso non produce miglioramento. Io credo addirittura che in una Lega professionistica debba giocare chi è più bravo, poi starà alle società e alla Federazione fare qualcosa affinché se tu fai giocare i tuoi giocatori del settore giovanile tu devi essere estremamente contenuto anche in termini economici. Faccio un esempio, se la Virtus fa giocare Penna, Oxilia, Pajola e Petrovic deve essere molto gratificata a livello economico, se tu innesti questo meccanismo allora alle società conviene privilegiare e far giocare gli italiani senza fare 6+6, 3+4, 5+2”.

L’ultimissima domanda di un ascoltatore torna ancora allo scorso anno e chiede se ti sei sentito tradito da Allan Ray…

“Ma guarda dal punto di vista fisico no, perché onestamente non era nelle condizioni e anche domenica non l’ho visto. Purtroppo ha accusato un’infiammazione all’anca che lo ha tenuto fuori ed è una cosa un po’ recidiva per lui. Diciamo che, ma è una cosa che non riguarda solo Allan Ray ma riguarda tante persone che vivono lo sport e quindi non mi riferisco solo allo scorso anno e alla Virtus, il discorso di appartenenza e attaccamento ai colori della maglia è un po’ obsoleto e non esiste più, per i giocatori questo è un lavoro”.

Fonte: Simone Motola e Marco Merlini (Radio Nettuno)

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