18 novembre, 2017

Finale Gara1, l’analisi di Virtus-Trieste…

Finalmente la finale. Si potrebbe sintetizzare così il pensiero, sponda Virtus. I bianconeri, infatti, sono fermi dal 2 giugno quando hanno chiuso la pratica con Ravenna. 3-0 senza appello, con la squadra di Martino arrivata stanca a quella semifinale. Applausi per il cammino strepitoso di Ravenna. E soprattutto per il suo coach, tra i migliori della A2. Ma applausi soprattutto per la maturità delle V nere. La squadra di Ramagli ha saputo colpire quando doveva farlo ed ha ammazzato la partita, non appena gli avversari hanno mostrato segni evidenti di cedimento. Un segnale importante, dal quale ripartire in vista della finale. Dall’altra, invece, c’è una Trieste che ha giocato l’ultima sfida l’8 giugno. Gara 5 contro la Fortitudo. Copione molto simile a quello di Gara 2, fatta eccezione per quella reazione della Effe nel terzo quarto. Quella che aveva riportato gli uomini di Boniciolli a meno sei.

Riposo

Sarà anche una domanda retorica quella sui differenti tempi di riposo delle due squadre – come l’ha definita Ramagli in conferenza stampa – ma questa situazione può essere un’arma a doppio taglio. Per entrambe. Se da una parte costituisce un evidente vantaggio per la Virtus, visto che ha permesso ai giocatori di recuperare energie e, magari, curare qualche acciacco fisico. Dall’altra, trovarsi davanti una Trieste che ha ancora il ritmo partita della serie con la Effe, nelle gambe, può non essere semplice. Soprattutto per il modo in cui la squadra di Dalmasson interpreta le partite. Cioè, cerca di “azzannare” la partita già alla palla a due. Ecco perché Gara 1 rappresenta un importante ago della bilancia nella serie. Logica vuole, però, che l’aver riposato meno costituisca uno svantaggio per Trieste.

Casa dolce casa

Ma vincere Gara 1 sarebbe importante anche per evitare che gli ospiti ribaltino il fattore campo. E viste le difficoltà ad espugnare il Pala Trieste, ecco che le due gare in casa rivestono un ruolo ancor più importante nella serie. Sarà una finale in cui il fattore casa inciderà. E non poco. Sembra banale, ma non è così. Visti ancge i risultati della squadra di Dalmasson tra le mura amiche. L’ultima partita persa da Trieste, in casa, risale all’esordio in campionato. 2 ottobre 2016, contro Treviso. Poi, solo vittorie. E, a proposito di casa, la Virtus dopo aver sfatato il “tabù PalaDozza”– perdendo una gara sia con Casale che con Roseto – ha vinto entrambe le sfide con Ravenna. E adesso punta anche su un PalaDozza che va verso il tutto esaurito, per avere la meglio su Trieste nelle prime due sfide.

La tattica

Tra i temi tattici, invece, molto passerà da Da Ros. E da come la Virtus riuscirà ad arginarlo. Il giocatore ha messo in difficoltà quasi tutte le squadre avversarie. A causa della sua atipicità tattica: un lungo che, di fatto, gioca da play. Boniciolli, in gara 4, aveva scelto Campogrande per pressarlo a tutto campo. Ramagli potrebbe fare una mossa analoga con Spizzichini. L’allenatore della Virtus conosce il giocatore di Trieste, visto che lo ha allenato a Verona. E questo potrebbe essere un vantaggio. Ma la Virtus ha nel roster un giocatore dalle caratteristiche simili. È Guido Rosselli, che più di una volta è stato il playmaker aggiunto delle V nere. Poi, bisognerà capire come Dalmasson interpreterà la gara. Sono due le vie mostrate contro la Fortitudo. E una di queste prevede di affidarsi da subito ai veterani, per cercare di indirizzare la gara già dai primi minuti. Come fatto in gara 4, quando lanciò Pecile nello starting five. E fu proprio lui ad essere protagonista nei primi minuti. Molto passerà anche dall’approccio alla gara. Ma soprattutto dal saper dettare il ritmo. La Virtus dovrà essere brava a reggere l’urto offensivo di Trieste, già dei primi minuti. Reggere l’urto e cercare di imporre il proprio ritmo. Potrebbero essere queste due delle chiavi fondamentali, in una serie in cui si affrontano due squadre molto diverse fra loro. Sarà la razionalità e la tecnica della Virtus contro l’atletismo e l’energia di Trieste. Forse, si potrebbe semplificare così.

La tattica

E, a proposito di veterani. Da ambo le parti ci sono giocatori che hanno dimostrato di essere preziosi. Rosselli e Ndoja da una parte. Pecile e Cittadini dall’altra. A questi si aggiungono anche gli acquisti in corsa. Un punto in comune tra le due squadre. Mentre la Virtus ha puntato su Gentile, Trieste ha optato per il ritorno di Cavaliero. Due mosse azzeccate e due giocatori che hanno già deciso varie sfide nelle serie precedenti.

Una serie lunga ed avvincente. Così l’ha definita Ramagli. Come non essere d’accordo.


Per gentile concessione di Andrea Bonomo e www.1000cuorirossoblu.it

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