19 novembre, 2017

In duecento in libreria ad ascoltare Klaudio Ndoja

In duecento in libreria ad ascoltare Klaudio Ndoja
Photo Credit To www.virtus.it

In duecento ieri alla Libreria Coop Ambasciatori, in un tardo pomeriggio di giugno, sfidando il caldo di un’estate che picchia duro. Tutti lì per ascoltare una grande storia di sport e di vita. Tutti lì per lui, per Klaudio Ndoja, che ha presentato il libro sulla sua storia, “La morte è certa, la vita no”, insieme a Michele Pettene, che lo ha scritto, e al presidente di Virtus Pallacanestro, Alberto Bucci.
Ad ascoltare, tra i tanti appassionati, anche tanta Virtus: in prima fila coach Alessandro Ramagli, che dopo averlo guidato a Verona lo ha voluto con sé nella splendida avventura bianconera. E con lui l’amministratore delegato Loredano Vecchi, il vicepresidente Giuseppe Sermasi, il presidente di Fondazione Virtus Daniele Fornaciari. E ancora Daniele Cavicchi, Tommaso Oxilia e Stefano Gentile, il “doc” Giampaolo Amato, e tanti altri ancora.
La vita di Klaudio, arrivato nel 1998 su un gommone insieme alla famiglia per sfuggire alla guerra civile che stava dilaniando la sua Albania, rimasto “invisibile” per quasi due anni, risorto con la tenacia e la passione che lo portava sui playground di Palazzolo Milanese, è un’avventura piena di momenti duri e rischiosi, affrontati con tenacia e voglia di riscatto, senza mai mollare quello spirito combattivo che ne ha fatto un eroe del tifo bianconero.
Ho voluto raccontare la mia storia perché credo sia un messaggio di speranza: ai ragazzi dico di non buttare il talento, mai, perché significherebbe rinunciare ai propri sogni. Io sono ripartito da zero, con niente in mano, ma ho tenuto stretta la mia volontà di riemergere. In questo, posso essere un esempio”.
Klaudio è una persona speciale”, assicura il presidente Alberto Bucci, “un trascinatore che non si spaventa di fronte alle avversità. E ascoltando la sua storia, capiamo tutti bene il perché. Sono orgoglioso di essere stato il suo presidente in questa annata magica, mi ritengo fortunato di avere incontrato un uomo così”.
Della sua storia personale, di questi travagli abbiamo sempre parlato poco”, spiega Alessandro Ramagli. “Lui è grande anche nella riservatezza. Ed è un uomo vero, genuino, da cui sai cosa puoi aspettarti, sempre. Un piacere essere il suo allenatore”.

Un’ora corsa via troppo veloce, da tenere stretta tra le cose che arricchiscono. E un applauso infinito per un messaggio da non disperdere.

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