21 ottobre, 2018

Stefano Pini, “virtus significa serietà”

Stefano Pini, “virtus significa serietà”
Photo Credit To www.virtus.it

E adesso, tanto per rinfrescargli la memoria, vogliamo ricordargli che sono quasi vent’anni che varca quasi quotidianamente la soglia della palestra Porelli. Già, perché Stefano Pini, dirigente accompagnatore della formazione Under 20 di Virtus Unipol Banca, cominciò accompagnando suo figlio Giacomo, ragazzino innamorato della palla a spicchi, ai primi allenamenti da giocatore del settore giovanile. Poi, quando l’erede diventato ormai grande decise di iniziare ad allenare, lui accettò l’invito di restare in un ambiente che amava già da tifoso, e al quale avrebbe potuto dare un importante contributo seguendo le squadre del settore giovanile. Sì, vale la pena ricordare a Stefano quanto è stato lungo il viaggio, perché lui non è tipo da mettersi a fare i conti.

Se considero anche tutto il tempo passato ad accompagnare Giacomo alla Porelli, è effettivamente realistico pensare che tra poche stagioni mi toccherà di soffiare su venti metaforiche candeline, magari a forma di V nera. Quando mio figlio ha iniziato ad allenare, sono diventato dirigente accompagnatore, perché ormai l’ambiente per me era una seconda casa. Iniziai proprio dalle classi 1988 e 1989, e in questo ruolo sono alla quattordicesima stagione, direi. Ma i calcoli non sono mai stati il mio forte, diciamo semplicemente che ho tanta Virtus alle spalle”.

Intanto, è la seconda stagione consecutiva da vivere al seguito del gruppo Under 20.
Il gruppo è un po’ cambiato, non ci sono quasi più i ’98, e a dire il vero giocatori come Penna e Oxilia già non c’erano nella passata stagione, impegnati come erano con la prima squadra. Di quella classe è rimasto soltanto Matteo Berti, poi i più grandi sono quelli del ’99, Petrovic in testa. Danilo ora gioca in Serie B, nel We’re Basket Ortona, ma con la formula del doppio tesseramento può ancora vestire la canotta della nostra Under 20, e l’ha già fatto in diverse occasioni nonostante risieda abbastanza lontano. Se andiamo avanti nel nostro campionato, spero possa ancora darci un contributo importante. Ma anche Rossi, Gianninoni , Rubbini sono nella sua situazione, come quasi tutti i ragazzi di quella classe d’età”.

E’ qualcosa di speciale e diverso, tenere insieme un gruppo composto da giocatori che stanno già accumulando esperienza nei massimi campionati e da elementi della categoria sottostante, quella degli Under 18.
Dal punto di vista tecnico, i primi sono comunque ragazzi preparati in casa nostra, conoscono i giochi di Federico Vecchi, che ha dato loro un’impronta precisa già nella passata stagione. Sono più preparati dal punto di vista dell’impatto fisico, perché giocano in squadre senior, in A2 come Rossi a Imola, in B come Petrovic e Rubbini od in C Gold come Gianninoni. Purtroppo li vedi soltanto una volta a settimana, o quasi, perché vengono per disputare la partita, perchè ora si allenano altrove. Però tornano sempre volentieri in quella che è ancora la loro casa”.

Nella scorsa stagione questo gruppo ha dato a chi lo ha tenuto insieme soddisfazioni quasi insperate.
E’ stata una stagione importante, per il risultato perché siamo arrivati a giocarci la finale contro il PMS Torino, ma anche dal punto di vista del carattere, che si è rafforzato partita dopo partita. A cominciare proprio dalla prima sfida di quella fase finale, sempre contro Torino: mettendoli in difficoltà, abbiamo preso coscienza delle nostre possibilità. Il momento più alto, a mio avviso, è stato il successo su Venezia, che era quotatissima perché aveva fatto rientrare tutti i suoi migliori giocatori (anche quelli che giocavano con minutaggi importanti nei campionati senior di vertice) per quelle finali nazionali. In assoluto, comunque, una bellissima annata, soprattutto in quelle ultime indimenticabili partite in cui c’era in palio il tricolore di categoria”.

Sei sempre stato dirigente accompagnatore di squadre “adulte”, composte da atleti al termine del loro viaggio nel basket giovanile.
L’unica volta che ho ricominciato dai più piccoli è stata quando mi hanno affidato i nati nel ’98, che allora disputavano il campionato Under 15. E insieme siamo andati fino al termine del loro percorso nel settore giovanile. Era il gruppo di Lollo Penna. Normalmente, anche per questioni legate al mio lavoro e al tempo libero che mi lascia, mi occupo di formazioni più “adulte”. E mi sono innamorato del tipo di basket che esprimono, che ad alto livello regala emozioni quanto quello dei professionisti. E’ una bella pallacanestro, giocata da atleti ormai quasi completi, fisicamente tosti, tecnicamente sviluppati”.

Che futuro prossimo immagini per l’Under 20 di questa stagione?
Siamo un gruppo piuttosto giovane, rispetto alla categoria in cui ci confrontiamo. I ragazzi sono tutti ampiamente sotto il limite d’età, l’unico ’98 come ho detto è Matteo Berti. Ma siamo ancora una buona squadra, e soprattutto un gruppo compatto. Questo può fare la differenza. I ragazzi si conoscono, i meccanismi sono oliati. Se poi si dovesse arrivare alle finali nazionali, entrerebbero in scena diversi altri fattori, gli accoppiamenti prima di tutto. Ma non si parte mai battuti: lo avessimo fatto nella scorsa stagione, quando ci siamo trovati nello stesso girone di Torino e Venezia, avremmo rinunciato a combattere. Invece siamo andati fino in fondo”.

Cosa significano questi quasi vent’anni bianconeri, per Stefano Pini?
Per me è un piacere essere ancora qui, mi piace la pallacanestro e mi piace questo ambiente. Sto in mezzo a ragazzi giovani, sono abbonato alla Virtus da prima che arrivasse Danilovic, da ragazzino andavo a vedere John Fultz, dunque qui mi sento semplicemente a casa. Finché potrò essere di aiuto, ci resterò”.

E cosa significa, semplicemente, il nome Virtus?
E’ un modo di stare insieme, educando i giovani attraverso un percorso preciso. La prima certezza è la serietà, quella che si insegna e quella che i ragazzi dimostrano di avere dentro, posso affermarlo con sicurezza dopo tanti anni di frequentazione del mondo bianconero. Non so se è uno “stile”, ma so che qui l’etica del lavoro non è un’idea ma una realtà. Ci sono dei valori, i giovani imparano a stare insieme, ad aiutarsi, a rispettarsi, ad essere amici anche fuori dalla palestra, a inseguire uniti i loro traguardi. Questo gli serve in campo e gli servirà di sicuro nella vita. E’ la vittoria più importante”.


Fonte: Marco Tarozzi Media Relations Virtus Pallacanestro Bologna (www.virtus.it)

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