11 dicembre, 2017

Virtus, il punto della situazione ad oggi

Virtus, il punto della situazione ad oggi
Photo Credit To Roberto Serra / Iguana Press / Virtus Pallacanestro Bologna

La prima sosta del campionato giunge con la prima famigerata finestra per le qualificazioni nazionali ai mondiali. Finestre poste dalla FIBA durante i campionati, ben sapendo che i giocatori NBA mai sarebbe andati, giusto per far guerra alla ELEB ed alla sua Eurolega, la manifestazione che fagocita tutti gli interessi europei in campo. A questo punto della stagione, dopo 8 partite facciamo un’analisi in casa Virtus.

Il bilancio, senza giri di parole, è da considerare negativo, 3 vittorie e 5 sconfitte, in fotocopia e in parabola negativa al di là dei risultati come gioco espresso ad ogni successiva uscita. Se perdere con Venezia e Milano, conducendo a lungo ed esprimendo un buon basket poteva starci, le sconfitte con Brescia e Brindisi hanno evidenziato lacune di gioco preoccupanti, larghi momenti sempre in balia delle strategie avversarie, con la tatticissima Germani e svellere da subito le trame bianconere. Una difesa a zona arroccata nell’area, spazio ad Ale Gentile solo dall’arco e fine del divertimento, con inquietudini in ascesa pure i tiri piedi a terra son diventati macigni che non entravano. Brindisi ha fatto lo stesso con talento minore, sconfitta ancora più pesante perché arrivata senza mai costruire nulla, e qui emergono anche i problemi nel reparto play, dove Lafayette non trova né ispirazione né stoccate decisive e Stefano Gentile ricade nel suo male maggiore, quello di essere tremendamente fragile fisicamente, tra infortuni e influenze.

La mancanza del 4 americano nel breve è stata più un’assenza psicologica che concreta, alla lunga invece va a pesare anche sui tanti minuti di chi deve tirare la carretta, ma quanto emerge è anche altro. Ovvero, come già da tanti anni la A2 si dimostra un campionato che non forma giocatori per il grande salto, anche le presunte stelle hanno sempre toppato, vedi Trichè, Hollis, Williams, De Vico, Kemp, ed ora Umeh & Lawson non si scostano da una mediocrità che in caso di emergenza non può essere sufficiente. Per il futuro, in attesa del famigerato 4, ci sarà da mettere a posto più cose, l’arrivo di Burns da italiano avrebbe potuto sistemare in parte quel ruolo dando minuti anche in 5 tali da far rifiatare Slaughter, lasciando così aperta l’opportunità di intervenire nel settore play, invece andando su di uno straniero in ala grande per cambiare le cose tra i piccoli diventerà necessario tagliarne uno.

L’affaire Rosselli inoltre ha attirato un’attenzione mediatica ed una ricerca di risposte sul campo che non ha certo aiutato, tranquillità si cerca innanzitutto pare dire la società con la rinnovata fiducia a coach Ramagli, ma i risultati non possono più attendere. Alla ripresa non ci saranno partite da girone di ferro, saranno però incontri da vincere a prescindere, Cremona in casa, Cantù in trasferta e di nuovo a mezzodì con Torino al PalaDozza, prima di Natale si gioca già per il primo obiettivo, l’ingresso alla F8 di Coppa Italia che serve assolutamente alla proprietà per far girare l’immagine della nuova Virtus Segafredo Bologna.

Nel frattempo la squadra si allenerà a ranghi ridotti, assenti con le nazionali Aradori e Ale Gentile, oltre a Ndoja impegnato con l’Albania. Magari buoni risultati in quelle competizioni potrebbero generare propellente anche in Virtus per uscire dalle secche lasciate da sconfitte sempre più brucianti e finali spenti, tra tiri che non entrano, palloni perduti e quell’idea di farsi eroe per 5 minuti che al momento non paga.

Luca Cocchi

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