18 luglio, 2018

Virtus, secondo conflitto mondiale e dopoguerra

Virtus, secondo conflitto mondiale e dopoguerra
Photo Credit To Foto archivio Sef Virtus, dal libro “Il Mito della V Nera” e Franca Antonia Mariani

Dopo la stagione 1942-43 i campionati vengono interrotti. Nel 1944 l’attività della Virtus è limitata ad un torneo volante disputato il 20 febbraio, oltre alle due formazioni della Virtus è presente la Polisportiva Cisponi, una sfida in famiglia il 5 aprile tra Virtus A e B, vinta dalla prima 38-31. L’incontro è particolarmente significativo perché si tratta dell’ultima partita disputata nella gloriosa palestra della chiesa sconsacrata. Successivamente vi si svolgerà ancora qualche allenamento (prima che la palestra venga destinata ad altro, dopo essere stata sede della Virtus fin dal 1873) e una vittoria a Vignola contro una rappresentativa modenese.

L’anno dopo, oltre a quattro sfide contro la squadra militare americana, assistiamo ad una vera e propria ripresa con un campionato provinciale: la Virtus è al via con ben 3 formazioni, completano il quadro la Polisportiva Cisponi, la Cassa di Risparmio e la squadra dei Ferrovieri. Mentre la squadra C delle V nere giunge quarta, le squadre A e B finiscono al primo posto appaiate con 9 punti. È necessaria una finale, che si disputa il 15 giugno 1945 (non sono trascorsi nemmeno 50 giorni dalla liberazione) al campo Ravone, dove prevale 30-29 la squadra maggiore, trascinata da Marinelli e Dondi autori di 9 punti a testa; alla squadra B non sono sufficienti i 13 punti di Renzo Ranuzzi.

Un folto pubblico assiste alla gara che è particolarmente entusiasmante. La Virtus B, trascinata da Ranuzzi e Ferriani, chiude il primo tempo avanti di tre lunghezze, ma nella ripresa gli “anziani”, nelle cui file i migliori risultano Dondi dall’Orologio, Marinelli e Bersani, riescono proprio in volata ad avere la meglio per 30-29. In campo ci sono otto dei nove campioni d’Italia della stagione successiva, il 1945-46 del primo scudetto, Bersani, Vannini, Calza, Marinelli, Dondi dall’Orologio, Cherubini, Girotti, Rapini, due, Ranuzzi e Ferriani, saranno scudettati nel 1946-47, Camosci nel 1947-48. Quindi ben 11 dei 16 giocatori in campo quel giorno, conquisteranno almeno un titolo di campione d’Italia nei tre anni successivi (senza contare che la Virtus C ha disputato il torneo con in formazione Battilani che sarà protagonista dei due scudetti degli anni cinquanta). La guerra aveva lasciato però i suoi segni (nella foto in alto, la Virtus B in Santa Lucia: Ranuzzi, Ferriani, Foschi, Trancolin, Dal Monte, Cherubini, Gi. Zucchini e Muci nell’immagine tratta “dall’Archivio Sef Virtus”).

 

Parliamo dei tre ragazzi della Virtus pallacanestro, Luciano Trevisi, Franco Mariani e Antonio Rosini, caduti in guerra su opposte fazioni, come capitò a tanti compagni di squadra di tante società, fino a pochi giorni prima a inseguire gli stessi obiettivi e le stesse ambizioni, poi su strade opposte che spesso conducevano alla stessa tragica fine. Luciano Trevisi, nato a Bologna il 13 maggio 1922, faceva parte delle giovanili bianconere e lo ritroviamo nella formazione che affronta nelle stagioni 1938-39 e 1939-40 il campionato G.I.L. (gioventù italiana littoria), uno dei tornei (l’altro era il G.U.F., gruppi universitari fascisti) che il fascismo aveva affiancato ai classici tornei per divulgare l’attività sportiva e farne uno strumento di propaganda; questi tornei erano disputati da squadre cittadine e, appunto quelle bolognesi, sia del G.I.L., che del G.U.F., erano in gran parte costituite da giocatori della Virtus. Fu così che Trevisi si trovò a giocare nel G.I.L. Bologna, insieme ad altri virtussini, alcuni dei quali diverranno campioni d’Italia negli anni successivi, come Gianfranco Bersani, Cesare Negroni, Marino Calza, Gianfranco Faccioli; gioca insieme anche a Raffaello Zambonelli, giocatore prima della guerra, poi brillante dirigente.

La seconda stagione

Luciano Trevisi Franco Mariani Antonio Rosini

Da sinistra, Luciano Trevisi, Franco Mariani e Antonio Rosini. Le immagini dei primi due sono tratte dal libro “Il Mito della V Nera” di Achille Baratti e Renato Lemmi Gigli, uscito nel 1971 in occasione del centenario, l’immagine di Rosini è stata fornita da Franca Antonia Mariani.

Nella seconda stagione il cammino della squadra bolognese è brillante, tanto da giungere alle finali di Abbazia, nella provincia di Pola, nell’attuale Croazia. I bolognesi ci arrivano insieme alle squadre di Milano, Trieste e Napoli. Dopo aver perso contro i lombardi e i giuliani, i petroniani si riscattano battendo, il 5 maggio 1940, per 41-31 i campani, guadagnandosi la terza piazza. In quest’incontro Trevisi mette a segno 4 punti e sono i suoi ultimi su un campo di basket, perché Luciano non potrà seguire le orme dei suoi compagni. Nell’estate successiva ha infatti inizio la campagna del Nordafrica, nella quale Trevisi è impegnato come sottotenente. Qui troverà la morte il primo giorno di agosto del 1943, 81 giorni dopo la resa delle forze italo tedesche e della fine della campagna del Nordafrica, o perlomeno questa è stata la data in cui è stato registrato il suo decesso.

Franco Mariani ha un fratello più grande, Alberto, classe 1921, che ha già disputato amichevoli con la prima squadra nel 1938/39; due stagioni dopo, a conflitto già iniziato, è nella seconda squadra Virtus che disputa il Campionato di Divisione Nazionale B e fa anche un’apparizione nella squadra maggiore che partecipa al campionato di Serie A (diventerà poi apprezzato arbitro internazionale). Lo ritroviamo nel 1944, esattamente il 31 marzo ad un allenamento della prima squadra in Santa Lucia; in quell’occasione c’è anche il giovane fratello Franco. Insieme a loro, oltre ai già citati Bersani e Cesare Negroni, ci sono altri bianconeri che conquisteranno allori tricolori e faranno la storia della Virtus pallacanestro, come Carlo Cherubini e, soprattutto, Giancarlo Marinelli e Venzo Vannini.

C’era un ottavo giocatore, già compagno di squadra di Vittorio Gassman nel Parioli e nella nazionale, Fulvio Ragnini. Franco Mariani si stava affacciando quindi alla prima squadra, ma la sua storia cestistica finì praticamente sul nascere e la sua stessa vita terminò, troppo presto, poco tempo dopo a Monte San Pietro. Perirà con lui anche il cognato di Alberto, Antonio Rosini (per tutti Tonino), che pure giocava nelle giovanili Virtus ed era compagno di Franco, non solo sui campi di gioco, ma anche nella lotta partigiana. Luciano Trevisi perì lontanissimo dalla palestra di via Castiglione, Franco Mariani e Antonio Rosini a una manciata di chilometri, ma tutti lasciarono orfana la Virtus di tre cestisti, di tre ragazzi, che meritano di essere ricordati. Nel 1946, in memoria di Franco e Antonio, si disputò a Bologna la Coppa Mariani e Rosini, vinta dalla Virtus, davanti a Timo, Gira, Asip, Matteotti e Sempre Avanti.


A cura di Ezio Liporesi (©BasketCity.net)

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