28 Giugno, 2022

Eurolega, l’Efes di coach Ataman si concede il bis

Eurolega, l’Efes di coach Ataman si concede il bis

Con le F4 di Belgrado d’Eurolega si chiude il ciclo delle competizioni europee per club della stagione. Dopo l’Eurocup vinta dalla Virtus Segafredo, la BCL appannaggio del Lenovo Tenerife e la FIBA Europe Cup sollevata dai turchi del Bahçeşehir, è stato di nuovo il tempo dell’Efes, capace di alzare 2 volte a fila la coppa della massima manifestazione continentale (forse non solo…), impresa che non accadeva dalla doppietta Olympiakos 2012 e 2013.

Potremmo dire che il tempo ha restituito quello che s’era preso nel 2020 quando i turchi dominavano la competizione fermati solo dalla pandemia. Se lo scorso anno la vittoria era parsa sempre nelle loro corde, pur partendo male, quest’anno invece l’esclusione delle squadre russe è stata salvifica, l’andamento li vedeva fuori dai playoff con qualificazione non affatto semplice.

Ma una volta sistemata la classifica grazie a quella situazione, la banda di coach Ataman ha marciato spedita, col buon Ergin che ad ogni nuova partita annunciava quante vittorie mancassero ad alzare il trofeo. Promessa mantenuta, da un coach passato in breve tempo da una considerazione di genio della comunicazione e grande gestore di rapporti umani a fine tattico.

In effetti la vittoria in queste F4 hanno presentato un Efes ben diverso da quello spumeggiate ammirato negli ultimi anni, il magnifico attacco che tutto poteva ha stentato, sovente la difesa ha dovuto fare gli straordinari, mentre in finale col Real ha dovuto accettare la partita programma da Laso svellendo i piani in un secondo tempo fuori dagli schemi.

Ai 2 dioscuri, Micic e Larkin è stato affiancata la sponda fondamentale di Pleiss, ottimo nei tagli verso canestro quando la difesa chiudeva l’area, ma soprattutto determinante sul lato debole nel far fatturare al massimo i suoi dorati polpastrelli, polpastrelli che nessun 2:21 può esibire, e pazienza se qualche rimbalzo andava perduto (il tutto ispirato dal solito Micic, non dimentichiamolo, un serbo che vince a Belgardo, una spinta in più non di poco conto).

L’Efes ha pure contravvertito alcune convinzioni da Eurolega, squadra lunghissima e sempre in cambiamento di anno in anno. Ha affrontato la stagione, ma soprattutto queste F4 di fatto senza cambi per i 2 esterni (Beaubois l’unico, con grosse limitazioni fisiche) ed un roster praticamente identico e quindi più vecchio del passato.

Ci ha pensato Ataman a rendere tutti felici e protagonisti, un coach idolo assoluto della Istanbul sul lato occidentale del Bosforo, che non possiamo definire “il sultano” solo perché quella parte di città è la più laica, ricca e guduriosa della metropoli e tale nome non coglierebbe a segno.

Per assurdo Laso ha pagato caro il roster lungo, dovendo provare molte opzioni, a partire dal quintetto iniziale con 4 ali e un centro, che a lungo ha retto difensivamente (15-8) per veder azzerato quel vantaggio in 35” dalle folate di Larkin.

Non ha dato fiducia a Randolph (in difficoltà per tutta l’annata), unico ad aprire la scatola nel 1° tempo quando nessuno inquadrava il cesto dall’arco, ha usato di rincorsa il protagonista della semifinale, Causeur, che non ha trovato il passo giusto, ma nulla si può appuntare a lui quando sul 40-31 i suoi hanno sbagliato almeno 5 conclusioni piedi a terra, e lì è girata la partita sui punti di Pleiss.

Poi si arriva alla decisione finale che farà parlare a lungo la stampa spagnola ed i social. 17:2” dal termine, +1 Efes e palla turca, Laso decide di non far fallo, difendendo i 14” avversari. L’Efes sa bene che dovrà prendere un tiro da 3 allo scadere, se va è finita, se anche non va il tempo di un’eventuale contesa a rimbalzo toglierà vita al Real.

Un tiro da 2 anche facile non ha senso, bloccherebbe il tempo lasciando ai blancos un’ultima possibilità. E così è accaduto, Larkin (che non si reggeva più in piedi) ha tirato allo scadere, ha sbagliato ma la lotta a rimbalzo ha chiuso la partita, dando la vittoria ai turchi in una partita tatticamente scritta dagli spagnoli come il 57-58 fotografa, per Ataman un successo doppio.

Per inquadrare l’esuberante coach turco, va sottolineata la sospensione nel finale della semifinale con l’Oly. 19” dal termine, 74 pari e palla in mano. Non dice altro che aspettare, aspettare e aspettare, poi palla a Micic. Detto fatto, il serbo, giustamente eletto MVP delle F4, aspetta, tira da 3 sulla scadere con un uomo in faccia, segna e porta i suoi in finale.

Qualsiasi altro allenatore avrebbe disegnato schemi, dato indicazioni, insomma, avrebbe voluto vincerla lui dalla panchina, Ataman no, sa che poi la decideranno i giocatori, ed allora, massima fiducia e via! La coppa l’ha lui, 2 a fila, chissà che bello sarà rivederlo al Palau Blaugrana dopo la sceneggiata di qualche mese fa.


Luca Cocchi (©BasketCity.net)

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