26 Giugno, 2022

Virtus 1973-74 (parte 1): con Peterson si riapre la bacheca

Virtus 1973-74 (parte 1): con Peterson si riapre la bacheca
Photo Credit To Archivio SEF Virtus

Estate turbolenta, nonostante i 7 confermati, ovvero Serafini, Bertolotti, Albonico, Gergati, Benelli, S. Ranuzzi e Fultz, l’arrivo dalla squadra cadetti dell’anno precedente di Bonamico e Piero Valenti e l’inserimento, sempre dalle giovanili, di Antonelli, rientrato alla base dopo essere stato due anni in prestito a Pescara e Vigevano.

Turbolenta per il giallo Ferracini: la Virtus pretendeva di farlo giocare nelle sue file, in quanto proprietaria del cartellino, facendo quindi riferimento al diritto privato della giustizia sportiva; Milano altrettanto, vantando una scrittura privata e quindi rivolgendosi al diritto pubblico della giustizia ordinaria.

Il caso occuperà le pagine dei giornali fino alla immediata vigilia del campionato. All’immediata vigilia dell’udienza in tribunale, non decisiva perché l’ultima parola spetta alla giustizia sportiva, ma comunque importante, le due società si accordano e Tojo passa all’Innocenti per 80 milioni e una promessa di giocatori che dovrebbero passare dall’Olimpia alla Virtus nella stagione successiva (giocatori che poi non arriveranno).

Turbolenta perché la Virtus ad un certo punto aveva anche pensato di avvicendare Fultz, cercando un americano sotto canestro; era stato chiamato in prova Steve Mitchell, 22enne proveniente da Kansas State University, con un record nella stagione precedente di 23 vinte e 5 perse, ma non aveva convinto appieno e i vantaggi che si potevano ricavarne in solidità sotto canestro non fugavano il timore di privarsi, lasciando partire John, di un notevole potenziale offensivo. Anche un’estate però che segnerà in maniera incancellabile il futuro delle V nere e di tutta la pallacanestro nazionale.

Peterson-Nikolic 1973-74
Sopra, Dan Peterson e Nikolic prima di un derby (foto tratta dall’Archivio SEF Virtus).


Arriva ad allenare Dan Peterson. Porelli voleva un coach americano, sembrava ormai fatta per Rollie Massimino, ma poi all’improvviso arrivò Little Dan di Chicago, proveniente dal Cile, dove aveva allenato la nazionale. Veste in maniera vistosa, ma ha idee molto chiare sul basket e sulla mentalità che devono acquisire i giocatori, queste le sue parole: “Quel primo anno, ho voluto concentrarmi sulle cose basilari condizionamento fisico, fondamentali, difesa, mentalità difensiva, aggressività, mentalità in trasferta, mentalità vincente, concentrazione, attitudine al lavoro“.

Il nuovo allenatore individua subito come obiettivo il raggiungimento del livello delle prime tre, il triangolo lombardo Milano, Varese, Cantù e anche se al primo anno le V nere perdono i 6 confronti con le “grandi”, il bersaglio è individuato. Cerca di motivare la squadra anche per le gare in trasferta, facendo eliminare il premio doppio che era previsto per le vittorie lontano da casa, un modo per spiegare che tutte le gare sono importanti e difficile allo stesso modo. I risultati si vedono, i bianconeri vincono 5 gare in trasferta (a Udine, a Siena, nel derby, a Pesaro, a Cagliari) e altre tre le perdono di un punto, a Napoli, a Milano sponda Innocenti e a Torino contro il Saclà Asti.

Il campionato era cominciato male, con tre sconfitte, poi però 3 vittorie consecutive avevano dato ragione a Porelli, che anche dopo i primi rovesci non aveva messo in discussione l’allenatore. Dopo 22 gare ancora in equilibrio il bilancio vittorie sconfitte, poi i successi nelle ultime 4 gare fecero chiudere il bilancio con 15 vittorie e 11 sconfitte, con la perla dei due derby vinti, e il rocambolesco successo sulla Snaidero, 92-90 dopo due supplementari, con due liberi di Benelli a tempo scaduto, sul campo neutro di Reggio Emilia, per la squalifica del campo di Bologna, in seguito ad un’invasione nella gara casalinga contro l’Ignis. Virtus alla fine quinta, lontana dalle prime tre, a soli due punti da Venezia. Finito il campionato c’è da disputare la finale a quattro di Coppa Italia. La Virtus c’era arrivata eliminando Livorno negli ottavi, con gara secca in Toscana, poi vincendo il proprio girone, con avversari Cantù, Pesaro e Roma.

La formula prevedeva l’assegnazione di due punti alla squadra che si aggiudicava il doppio confronto. Facile liberarsi di Maxmobili e Stella Azzurra, più arduo il confronto contro la Forst. Dopo avere perso in trasferta di soli tre punti, i bianconeri misero in campo un grande carattere e nel corso della gara si trovarono anche a più 12, poi chiusero con un vantaggio di 8 punti, trascinati dai soliti Bertolotti, Serafini e Fultz, a cui si aggiunse nell’occasione Antonelli. Importante la mossa di Peterson che mise Bertolotti a marcare Marzorati, limitando un po’ con la statura di Gianni le capacità realizzative e di costruzione di gioco del playmaker avversario. A Vicenza per la fase finale, semifinale contro il Saclà. Buona partenza, 10-5 al 4′, ma dopo 90 secondi il punteggio è di 10-10.

Piemontesi avanti 10-14, trascinati da Sacchetti, poi ancora 14-18 al 9′. Peterson, con una girandola di cambi, ottiene il meglio dai suoi giocatori e così la Sinudyne rimonta, sorpassa, si stacca e va al riposo sul 38-28. Asti prova a riagganciare i bolognesi, ma si avvicina solo, 56-53 al 32′, 64-61 al 35′, poi la Virtus controlla e vola verso la finale dell’indomani, contro la Snaidero Udine, che di lì a due settimane ha in programma gli spareggi salvezza contro Napoli e Fortitudo. I friulani hanno sconfitto in semifinale, a sorpresa, di un punto i campioni d’Italia dell’Ignis, che partivano favoriti anche se privi di Meneghin. Sanders imperversa nel primo tempo, ma l’allenatore bolognese ha organizzato raddoppi per limitare Malagoli e così il primo tempo viaggia sull’equilibrio e termina 40-40.

Nella ripresa Udine passa a zona, ma la Sinudyne funziona come un orologio, con un super Fultz e tutti i compagni a coadiuvarlo, Benelli un gradino sopra gli altri. Al 38′, sul più 20 c’è spazio anche per Ranuzzi, Natali e Valenti, che si prende anche il lusso di segnare un bel canestro dall’angolo. Vince la Virtus 90-74, conquistando la sua prima Coppa Italia e l’accesso alla Coppa delle Coppe dell’anno successivo. Le Vu nere, dopo 18 anni dallo scudetto del 1956, tornano finalmente a primeggiare in una competizione, ma alzando la coppa nessuna immagina che, sempre contro la Snaidero, 23 mesi dopo il palasport si vestirà di tricolore per festeggiare il settimo scudetto, Dan Peterson ha cominciato a lasciare il segno, ma è solo l’inizio.

John Fultz e Dan Peterson
John Futlz e Dan Peterson (foto tratta da “I Giganti del Basket”).

(continua in puntata 2…)


A cura di Ezio Liporesi (©BasketCity.net)

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