08 Dicembre, 2022

Lorenzo Penna, dal minibasket alla Serie A

Lorenzo Penna, dal minibasket alla Serie A
Photo Credit To Serra/Virtus Pallacanestro

Adesso Lorenzo Penna lo sa, cosa succede quando i sogni si trasformano in realtà. Il suo, quando era bambino e giocare a basket diventava sempre più coinvolgente, era arrivare un giorno a metter piede su un parquet di Serie A. Ieri, a un mese esatto dal diciottesimo compleanno, quel momento è arrivato. Contro Pistoia.
Coach Valli lo ha mandato sul cubo e in pochi secondi è successo tutto. Debutto in Serie A, applausi dei tifosi, anche la vittoria finale a rendere più dolce la festa.
E giuro che ancora non riesco a realizzare. Un conto è pensarci, un conto essere lì, in mezzo alla Unipol Arena, con i tifosi che ti incitano, e tra di loro anche tanti amici che come me aspettavano un momento così. Ho cercato di essere lucido, concreto il più possibile. Ma le gambe un poco tremano in quei momenti, c’è poco da dire. Credo sia per questo che ho sbagliato quei due liberi. Mentre ero in panchina un po’ me l’ero vista, la situazione: Mi dicevo: e se segnassi, se facessi i primi punti in Serie A? Ho creato un po’ di aspettativa… Peccato, non ce l’ho fatta. Ma le paste all’allenamento del giorno dopo le ho portate lo stesso”.
Quei punti arriveranno, c’è da scommetterci. Intanto, non è stato un passaggio sottotraccia. In un minuto, un rimbalzo agguantato in attacco e un fallo subìto. Ci vuole carattere, in certe cose.
Ho cercato di dare il mio contributo. È stato tutto così veloce. Se penso che ho ripreso da un mese e mezzo, dopo l’intervento alla spalla dell’estate scorsa”.
Artroscopia alla spalla, non uno scherzo. Comunque, il primo stop vero della carriera.
Nella passata stagione avevo avuto problemi a una caviglia, ma stavolta è stato più serio. È frustrante doversi fermare a lungo, pensare a come e in che modo si potrà poi ripartire. Anche per questo pensavo che questo debutto in Serie A potesse arrivare, semmai, molto più avanti. Mi dispiace vedere la prima squadra in emergenza, ora anche Williams ha avuto problemi importanti. Io posso solo cercare di dare il meglio quando sarò chiamato in causa. Senza volare alto. Questo è soltanto un inizio, seppure fantastico per me. Ho solo un modo per festeggiare questo esordio: testa bassa e lavorare”.
L’ha imparata alla palestra Porelli, questa filosofia. Arrivandoci a undici anni appena. Questa è la settima stagione con la V nera sul petto. Partito dal minibasket, ha attraversato tutto il settore giovanile per ritrovarsi su quel cubo alla Unipol Arena.
Facevo la prima media, arrivai da esordiente al minibasket di Brochetto, e presto fui aggregato all’Under 13 di Fedrigo. In questi anni mi hanno poi seguito Sanguettoli, Consolini, Vecchi, e ora mi ha chiamato in prima squadra Valli. Questi sono i maestri, direi che sono stato molto fortunato”.
Virtussinità, fin dall’inizio. Del resto, “Lollo” se la portava dietro da prima di diventare giocatore.
Sono stato tifoso Virtus, prima di cominciare a giocare. Mai avuto altre bandiere. Ecco, provate a pensare cosa significhi per un ragazzo nato a Bentivoglio crescere qui dentro, in questa palestra, respirando quest’aria. E alla fine arrivare in Serie A con questa maglia. Se non è una favola, questa…
Citandoli, abbiamo ringraziato i maestri. Chi altri, nella lista speciale di “Lollo”?
Tanti amici erano lì ad aspettare e sognare con me, domenica scorsa.  Immagino cosa possono aver provato quando mi hanno visto entrare in campo. Ma sopra tutti c’è mia madre. Questa prima volta è sua al novantanove per cento, mia per quel poco che resta. Ha fatto mille sacrifici per permettermi di seguire il mio istinto, mi ha aiutato, portato avanti e indietro agli allenamenti, aspettato, capito. Non è una super esperta di basket, è solo una mamma che ha voluto che suo figlio seguisse la sua strada fino in fondo. E per questo non finirò mai di dirle grazie”.

Fonte: Marco Tarozzi (www.virtus.it)

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