29 Luglio, 2021

Serie A 2020-21 Top & Flop
della stagione 01:
Virtus Bologna

Serie A 2020-21 Top & Flop <br>della stagione 01: <br>Virtus Bologna

La stagione della Virtus Segafredo Bologna finisce sicuramente in bellezza con la conquista del sedicesimo scudetto, il tricolore in casa bianconera mancava da vent’anni. Per le V nere la stagione ha riservato anche una delusione col fallimento dell’obiettivo EuroCup, punto di arrivo che avrebbe aperto le porte dell’Eurolega. Di seguito la stagione vista da Luca Cocchi

TOP

Milos Teodosic
Per vincere i grandi trofei servono i grandi campioni, servono pure per attirare altri grandi giocatori. Milos è la rappresentazione di tutto ciò, è arrivato, ha elevato il valore della squadra, ha supportato i compagni, ha incantato, ma soprattutto ha vinto. Come una specia di Paul Cézanne ad un raduno d’imbianchini, ha avuto la capacità di essere il campione di tutti, mai divisorio anche verso le altre tifoserie, per tanti è bello poter dire di averlo visto giocare mettendo in mostra “cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare”. Il suo posto è già di diritto tra Cosic, Sugar, Danilovic e Ginobili, per un quintetto da sogno e realtà, vittorie a basket paradisiaco. Non parliamo di cifre per lui, l’arte è una musa senza unità di misura.

Alessandro Pajola
Il cinno che va a scuola e in breve tempo diviene maestro. Una crescita esponenziale che nessuno avrebbe mai ipotizzato di vederla consacrata in così poco tempo. Chiude un playoff sontuoso, dietro è la dea Kali, con un’azione da impartire a future generazioni di allievi (Milano, prima chiude il Chacho, poi cambia e subisce sfondamento da Shields), davanti è sempre più leader trovando punti, svellendo chi lo battezza dall’arco, costruendosi un palleggio-arresto-tiro di vecchio stampo ma efficace. Era a scuola dai maestri, ha appreso con impegno e dedizioni, è già un giocatore fondamentale per il livello massimo in Italia e in Europa, chiedete a Rodriguez, non proprio l’ultimo arrivato.

Aleksandar Đorđević
Criticato a più non posso, considerato quasi un peso per una formazione che avrebbe potuto brillare da sé, cambia il mondo quando la situazione si avvicina a quanto aveva ipotizzato nell’estate precedente, con l’aggiunta di Belinelli in corso d’opera. Spiazza tutti nel magico finale, ribalta il fattore campo contro Brindisi e Milano sempre vincenti in precedenza, sforna quintetti mai visti (geniali i pochi minuti di Alibegovic da 5 contro Hines, che non sa dove mettersi a difendere), con 2 ali grandi o 2 centri, vara assetti super difensivi (con accenno di zona) che fanno pure cesto sull’euforia di una tsunami difensivo. Le azzecca tutte, le vince tutte, rimandando al mittente le tante (troppe a questo punto) critiche ricevute.

Difesa
Il celebre detto “l’attacco vende i biglietti, la difesa vince i campionati” è l’emblema della stagione. Pure una sqadra che sulla carta potrebbe sempre farne uno in più fatica con quel concetto, ma se tutti si mettono d’ingeno giusto, allora è vero che la difesa è fanatica e vincete, e giocare in attacco un sommo piacere. Brindisi e Milano sbattono contro un muro difensivo che va al di là dei nomi presenti in campo in quel momento, e fatalmente devono alzare bandiera bianca. Ritorna d’attualità il detto coniato da Ibon Navarro coach di Andorra la scorsa stagione quando sbattè contro di questo “tsunami difensivo”.

Gruppo Squadra
Possiamo parlare delle pennellate di Teo, delle triple letali di Weems, dei volteggi sopra al ferro di Hunter come degli attributi di Pefi, quello emerso è un gruppo coeso e inattaccabile dall’esterno e dall’interno, compreso pure chi alla fine non giocava, vedi Adams. Hanno tutti fatto scudo nel momento dello shock cacciata allenatore, stesso modo d’operare quanto l’Eurolega è sfuggita nella tragica serata con Kazan (e abbiamo visto Milano quanto abbia pagato lo svanire del sogno europeo) e così si sono presentati quando “culo mangia mutanda”. Ha vinto il gruppo, come DJ ha fortemente ribadito nelle parole finali.


FLOP

Le idi di dicembre
Come un fulmine a ciel sereno, domenica 6 dicembre il mondo Virtus ha tremato. Doveva essere la giornata nazional popolare di Belinelli, invece non ha potuto giocare, il coach si è fatto cacciare già in avvio partita con Sassari e al termine la società l’ha sollevato dall’incarico, per riaffidargli la squadra nemmeno 24 ore dopo. Situazioni che marcano a fuoco una stagione, nel bene o nel male. Una situazione che ha fatto parlare pure al di fuori del piccolo mondo del basket italiano, da lì ogni cosa ha avuto visione diverse, le parole si sono sprecate e solo la vittoria del campionato ha sopito il fatto.

Eurocup
Che fosse l’obiettivo principe dichiarato è stato compreso fin da subito, squadra sempre concentrata, mai nessuna caduta, imprese per recuperare svarioni importanti che hanno messo in cascina, quasi inutilmente, 19 successi a fila. Poi le 2 ultime sconfitte che hanno mandato il piano a vuoto, nessun trofeo, ma soprattutto niente accesso al’Eurolega, dove la proprietà dichiaratamente voleva giungere. Il tutto perdendo in casa una partita con 107 punti subiti, dopo mesi di ossessione sulla difesa. Poteva essere la batosta che minava l’intera stagione, non lo è stata e rimarrà un’annata trionfale, ma l’assenza non tanto del trofeo Eurocup, quanto dell’ammissione all’Eurolega, è una sconfitta.

Josh Adams
Arrivato a rinforzare un pacchetto esterni nato in un modo e cresciuto in un altro (l’arrivo del Beli ha cambiato gli equilibri, come la crescita esponenziale di Pajola), il giocatore più spettacolare del campionato spagnolo non ha trovato la sua collocazione. Non è una guardia pura, ma volendo un tiratore di striscia, non un play, ruolo al quale per infortuni vari ha dovuto adattarsi, nel fuori e dentro è andato in confusione perdendo fiducia, quella che avrebbe dovuto spandere per assaltare il ferro contro tutto e tutti. Nel finale nemmeno più proposto, a fronte dell’abbondanza straniera meneghina, la Virtus a risposto per sottrazione. Spiace, perché nonostante tutto, il giocatore non ha mai creato problemi, diventando il primo dei tifosi.

Tiri Liberi
E’ un male che ha condizionato a lungo, se non sempre, la Virtus, che chiude tra le ultime del campionato con un mesto 74% nutrito pure dal 90% di Belinelli, questo a dire che in avvio qualche sconfitta casalinga poteva essere suturata con questo fondamentale, mai del tutto nelle corde della squadra. Pure un infallibile come Teodosic è sceso all’80%, valore per il quale molti si bacerebbero i gomiti, forse lui non proprio. I tiri liberi sono specchio dell’anima, anche da questo si vede un’annata un po’ turbolenta, che però ha reso ancora più magica la vittori finale.

Fattore Casa
Mai era accaduto d’imbattersi in una stagione dove l’agonscia era rappresentata dal giocare in casa mentre la libertà di agire arrivava dai viaggi. La Virtus ha perso 7 partite tra le mure amiche nella stagione regolare a fronte delle sole 2 in trasferta, e pure la sconfitta più grave della stagione è accuduta in fiera con Kazan, poi vero che nei playoff tutto è cambiato, ma pure lì a seguito di doppie imprese esterne, Treviso a parte, ma con ben altro roster rispetto alle successive contendenti. Certo, un’annata del genere quasi tutta senza pubblico cambia completamente la visione casa-trasferta, ma forse qualcosa di meglio, o prima dei playoff, si poteva fare.


Luca Cocchi BasketCity.net

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