05 Ottobre, 2022

Virtus, U14 Campione Regionale, le parole di Mattia Largo

Virtus, U14 Campione Regionale, le parole di Mattia Largo
Photo Credit To www.virtus.it

Un titolo regionale bello da vivere. Da condividere, come è giusto che sia in uno sport dove si ragiona di squadra, dove si cresce in gruppo. Mattia Largo, tecnico di Unipol Banca Virtus Bologna Under 14, ragiona su una squadra di ragazzi irresistibili che è cresciuta fino a raggiungere un traguardo così importante. E’ la sua squadra, e non solo. Lui l’ha guidata, dando consigli e ascoltando la voce di tutti. E’ il bello di questo successo, di questo titolo regionale che ha tanti protagonisti, tante storie da raccontare in una sola storia.
La cosa più bella è guardare al percorso che abbiamo fatto, vedere dentro a questo gruppo, alla crescita dei ragazzi, che sono migliorati tanto dal punto di vista tecnico e da quello umano. Quello di Medicina è stato il risultato finale di una stagione sorprendente, fatta di momenti felici e di piccole e grandi sofferenze, arrivato in fondo a un cammino di trentuno partite e trentuno vittorie, ma dove nulla era scritto in partenza. Nella scorsa stagione andò quasi allo stesso modo, ma perdemmo la finale. Ci mancò quell’ultimo passo, dopo una crescita altrettanto bella e importante”.
Alzare un ultimo trofeo, a volte, rende più chiaro tutto quello che è successo prima. E raddoppia la felicità, naturalmente.
Credo che la cosa più bella sia avere ottenuto questo risultato con una identità di gioco, avere visto appunto una crescita nel corso della marcia di avvicinamento all’atto finale. Ci sono stati momenti difficili, come penso sia normale. La semifinale con Cà Ossi, per esempio, è stata un banco di prova duro, molto difficile dal punto di vista fisico. I ragazzi sono stati bravi a tenere duro, a rialzarsi dopo ogni caduta, e alla fine a portare a casa il risultato. E’ stato un grande esame di maturità”.
E’ il momento di riavvolgere il nastro, di rivederla tutta, questa stagione. Per tirare anche le somme.
Lo dico sempre, alla squadra: la passione è alla base di tutto. Vale nella pallacanestro come nella vita. Se hai quel fuoco dentro, sei già a metà del tuo cammino. I ragazzi hanno fatto tanti sacrifici, e nessuno si è tirato indietro. E noi allenatori riceviamo tanto da loro, nel vederli affrontare una stagione, sorridendo anche nelle difficoltà. Non faccio fatica ad ammettere che sono stati loro a trasmettermi una forza in più. Un allenatore deve dare qualcosa, è il suo mestiere, ma ricevere è una ricchezza anche npiù grande. A me è successo, sono stato fortunato in questo”.
Mattia Largo oggi ci mette la faccia. Ma dietro il suo, spiega, ci sono tanti volti.
C’è un settore a cui dobbiamo tanto, tutti quanti. E c’è il mio staff, naturalmente. Devo tanto a questi tre ragazzi: ad Andrea Gatti, Giacomo Campanella, Matteo Fini. Sono giovani che hanno voglia di maturare con il basket, come ne ho voglia io, e che hanno quella curiosità senza la quale non si va da nessuna parte. E sono persone profondamente oneste, con le quali è bello lavorare. Da loro ho ricevuto un aiuto fondamentale, ogni passo avanti della squadra lo abbiamo vissuto insieme, e insieme ne abbiamo gioito”.
In mente, anche persone che oggi non ci sono più. O semplicemente, non le vediamo più accanto. Ma continuiamo ad averle vicine. Ricordarle non è una semplice dedica nei loro confronti, ma è sapere che non sono mai andate via.
Avrei mille persone da ringraziare, e se mi metto a fare l’elenco degli allenatori che mi hanno insegnato qualcosa qui dentro non finisco più. Devo qualcosa a tutti. Ma in questo momento mi piace ricordare due persone che mi hanno insegnato cosa significhi la virtussinità, e come ci si comporta con questi simboli addosso. Penso ad Andrea Rizzoli, per me un grande riferimento dal punto di vista umano, e al dottor Roberto Rimondini”.
Chiusa felicemente un’avventura, si comincia a pensare al domani.
Sarà un’altra bella sfida. L’Under 15, dal punto di vista della crescita, è un’altra storia. I ragazzi entrano nell’adolescenza, un periodo delicato. Ma una volta di più dirò loro di far tesoro di quello che hanno avuto e non voltarsi più indietro, il modo migliore per cercare di crescere ancora. La pallacanestro è un libro, quello che hai alle spalle è una ricchezza da non disperdere, e  con quella devi essere pronto a sfogliare nuove pagine”.

Fonte: di Marco Tarozzi (www.virtus.it)

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