01 Giugno, 2020

Virtus Bologna, il punto 1

Virtus Bologna, il punto 1

La stagione 2019/2020 Virtus non è ancora ufficialmente conclusa, il cammino in Eurocup sarà definito entro il 24 maggio per una possibile chiusura dal 4 al 17 luglio, ma per quanto riguarda Campionato, Coppa Italia ed Intercontinentale un bilancio si può già tirarlo. Fissiamo così alcuni punti, nei quali non considereremo aspetti relativi alla competizione continentale.

TOP

1° posto in Campionato
Mai in discussione, 18 vittorie su 20 partite (sconfitte a Cremona e Sassari), divario sulle inseguitrici che si allarga via via, la consapevolezza che con pochi colpi la posizione fosse garantita per i playoff. Una costanza di rendimento mantenuta pure nei momenti meno brillati, hanno fatto della Virtus un gruppo solido ed unito capace di reggere a molteplici impegni in una stagione fitta di partite. Un traguardo centrato oltre le migliori intenzioni con successi importanti contro le due maggiori contendenti, Venezia battuta in casa ed in laguna, Milano annichilita al PalaFiera. Che la Virtus sia stata la dominatrice della stagione regolare non ci sono dubbi, anche se conclusa anticipatamente.

Aleksandar Đorđević
Il coach arrivato a metà della stagione precedente, dotato di un carisma non indifferente, ha saputo forgiare la formazione secondo i suoi usi e costumi, affidandosi ai suoi pretoriani (Markovic, il vero leader, e Teodosic, la stella non solo mediatica) trovando spunti importanti da tutti i suoi, passi avanti dagli italiani (Pajola non più il “cinno” di casa, Baldi Rossi miglior tiratore dall’arco) e un gruppo disposto a sacrificarsi per il bene comune (Delìa, un vicecampione del mondo usato solo quando i compagni avevano problemi). Della serie, uno per tutti, tutti per uno, trovandosi al TOP nelle competizioni decisive, facendo pure scudo ai suoi nei momenti in cui le critiche potevano minare l’insieme.

Ritorno di Milos Teodosic
La telenovela Milos, cominciò ad inizio estate, prima sul vengo o non vengo, poi sul torno o non ritorno, ed infine sul se ritorno come ritorno. Il ritorno è stato da cineteca, entra in campo in una sfida che vale ben di più dei 2 punti, Virtus-Reyer ad inizio ottobre, prende per mano i suoi sotto di 15, da freddo, bomba, assist immaginifico e cesto in entrata. Poi saranno canestri decisivi, passaggi che van compresi solo rivisti (da lì la maglietta celebrativa creata dai tifosi “sei bella come un assist di Milos) e quell’idea di ritornare nei quartieri nobili del basket nazionale ed europeo, sulla scia di campioni ammirati qualche decade fa, Sugar, Sasha, Manu. Ci saranno anche pagine non sempre a fuoco, ma dimostra di far parte di una categoria diversa di giocatori, da anni non transitante in Italia.

Giampaolo Ricci
L’acquisto ad effetto del mercato italiano, non un giovane, non uno che avesse calcato piastrelle illustri, ma un giocatore che a Cremona era cresciuto esponenzialmente in un sistema che potremmo definire una sorta di bambagia. Inoltre il faro del pacchetto indigeno, stante la rinuncia del coach all’ex capitano della nazionale, Pietro Aradori. La scommessa di andare con lui come titolare nel ruolo di ala forte, scommessa che poteva far scricchiolare l’intero sistema. L’universitario bolognese parte forte da subito, dall’arco è un macchina che allarga il campo per i propri centri, ha una fisiologica discesa ma nei finali incandescenti si dimostra un killer a 360°, un tripla, un assist, un rimbalzo basilare, una difesa tosta, sbilanciandoci oltremodo potremmo definirlo un piccolo Larry Bird.

Derby
Non la partita dell’anno, ma il ritorno del derby vero è sempre una notizia. Allestito all’uopo nel giorno di natale in un PalaFiera tutto esaurito con oltre 9.000 persone ed incasso record, ha rappresentato la massima organizzazione Virtus, espressa in una partita in pratica mai nata, dove i padroni di casa parevano entrati per sbranare qualsiasi cosa ci fosse davanti a loro, dagli avversari ai panini alla mortadella di Villani. Un +32 che non ha distratto la squadra, ma anzi, dato spinta per la tonificante vittoria a seguire con Milano per una chiusura al meglio del 2019.


FLOP

Coppa Intercontinentale
Non solo per l’esito, volendo perdere sui legni dei padroni di casa ci sta, Tenerife è pur sempre una squadra che nel campionato spagnolo sopravanza team di Eurolega, ma tutto il suo insieme. Buttata lì a stagione già programmata quasi fosse un piacere agli amici traditi della FIBA, organizzata con logistiche diverse lasciando ai giocatori quelle meno confortevoli, pure Đorđević qualcosa esternò su questi aspetti, così da trovarsi a giocare le finali di Coppa Italia troppo di rincorsa. Come detto, perdere ci sta, ma quella finale è parsa giocata con poca motivazione, quella che invece si è sempre vista, anche giocando peggio, in tutta la stagione, dove pure parziali negativi son sempre stati recuperati rendendo giocabili partite che parevano andate

Fine stagione anticipata
Per causa di forza maggiore, il covid19 che pian piano ha investito tutto il mondo (escludendo la parte norvegese delle Svalbard e l’Antartide), si è spezzata sul più bello un’annata che pareva foriera di buoni auspici. Il primo posto ormai era acquisito, calcoli alla mano vincendo le partite casalinghe con inserita Sassari si poteva pure perdere le trasferte, questo poteva pure permettere una programmazione adeguata ai playoff tutti definiti con diritto al proprio campo, che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere quel PalaFiera non così amato dai tifosi ma che conta un 5/5 di vittorie nel periodo novembre-dicembre. Una gioia interrotta sul più bello.

Voci di mercato
La Virtus è la Virtus, Bologna è Basketcity ed i portici non parleranno ma fanno da eco alle molteplici voci che durante tutta l’annata hanno accompagnato le V nere. Nessuna squadra è perfetta, ma trovare sempre un difetto in un gioco fin lì vincente alla fine può far girare quadrata anche la ruota migliore. Non a caso pure il coach ad un certo punto ha sbottato per difendere chi (parlò proprio di Gaines, non a caso uno dei pochi con contratto annuale) stava risentendo di una condizione fisica non perfetta a fronte di possibili arrivi (il presunto caso Blazic, poi chiuso con l’arrivo di Marble). Difficile che siano state queste voci a far cadere quell’arrivo, ma in quei giorni ci furono i momenti meno belli dell’annata, un caso probabilmente, ma in futuro forse meglio evitare certe situazioni.

Approccio al PalaFiera
Uscire dalla bomboniera di Piazza Azzarita per i 5.000 fortunati abituali è e sarà sempre complesso. Il trasferimento momentaneo alla nuova struttura fieristica che potrebbe diventare un grande valore aggiunto per un futuro europeo è avvenuto coi prevedibili disagi delle azioni che passano dalla teoria alla pratica. Qualche tifoso non si è ritrovato, altri almeno nelle prime partite hanno giusto intravisto il campo, alcuni posti assegnati lo erano solo sulla carta a disposizione del personale di controllo, insomma, c’è voluto un po’ perché il tutto andasse a posto e qualche mugugno resterà. Del resto immaginare un’arena ad uso esclusivo del basket per oltre 9.000 persone è quasi impossibile (dei tanti palasport visti solo Vitoria lo è, l’eccezione che conferma la regola), un anello perfetto come quello abituale serve solo per il basket e poco altro, volente e nolente ci si dovrà abituare se si vorrà competere in Eurolega, al di là del fatto che un WC non comporti l’obbligo di determinate strutture. Ma forse prima del trasloco una prova era meglio averla fatta.

Final Eight Coppa Italia
Perdere di uno con un tiro impiccato di un talento come Austin Daye a pochi secondi dal termine del tempo supplementare non è certo una negatività inaccettabile. Sportivamente quindi poco da dire alla squadra che ha sopperito ad una partenza non pervenuta (da -15), incontrado forse la peggior prestazione annuale di Teodosic con minutaggio che gli ha un po’ tagliato le gambe, ma anzi ha mostrato segni di reazione che forse nemmeno la Reyer, abituata ad imprese del genere, si attendeva. Il problema è stato come esserci arrivati, di corsa dopo una Coppa Intercontinentale più danno che risorsa, con un turnover non perfettamente definito tra gare che non lo prevedono e forse poca fiducia in qualche indigeno, tutte cose però di cui il coach ha fatto tesoro e messo in pratica nel decisivo dentro/fuori col Darüşşafaka, ma quella è tutta un’altra storia che analizzeremo più avanti.


Luca Cocchi (BasketCity.net)

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