05 Agosto, 2020

Virtus 1975-76: dopo vent’anni, lo scudetto

Virtus 1975-76: dopo vent’anni, lo scudetto
Photo Credit To Virtuspedia, Ezio Liporesi e Giganti del Basket

Nel 1974/75 la Virtus giunge quarta nella regular season, a otto punti dalla coppia Varese-Cantù e a soli 2 dall’Olimpia. Nella poule scudetto, inaugurata proprio da un successo di un punto si milanesi, le V nere confermano il piazzamento, ma con gli stessi punti in classifica dell’Innocenti Milano.

Senza l’infortunio di Gigi Serafini nell’ultima gara della prima fase a Mestre, vinta con 50 punti di John McMillen, incidente che ha privato i bianconeri dell’apporto di Gigi nelle prime gare della poule, il risultato sarebbe stato sicuramente migliore. Prestigiosa la vittoria nell’ultima gara contro Cantù, già matematicamente campione.

Nella stagione successiva, Terry Driscoll torna dopo la stagione 1969/70 a sostituire il fromboliere Tom Mc Millen, che con oltre 29 punti di media aveva fatto meglio di qualsiasi altro virtussino nella storia. Cambio anche in cabina di regia, parte Albonico e arriva dai cugini Charly Caglieris, play di grande talento che fino ad allora non si era completamente espresso ma che si avvia ad una grande carriera.

Virtus 1975-76
La Virtus 1975/76. in piedi da sinistra Marco Facchini (fisioterapista), Gianni Bertolotti, Aldo Tommasini, Gigi Serafini, Mario Martini, Terry Driscoll, Marco Bonamico, John McMillen (viceallenatore), Dan Peterson (allenatore). Accosciati da sinistra Giorgio Moro (preparatore atletico), Carlo Caglieris, Piero Valenti, Pietro Generali, Massimo Antonelli, Massimo Sacco, Stefano Frabboni (foto tratta da Virtuspedia).


Dopo la vittoria all’esordio con la Snaidero Udine, arrivano cinque sconfitte consecutive: di un punto a Forlì, a tavolino in casa contro la Mens Sana quando l’inutile vittoria bianconera è vanificata dal lancio criminale di una moneta che colpisce un giocatore senese, a Milano contro la Mobilquattro e a Cantù, infine contro Varese sul neutro di Vicenza, per l’inevitabile squalifica del campo d Piazza Azzarita.

Poi però nelle successive sedici partite la Virtus vince 14 volte, uscendo sconfitta solo in sequenza in casa contro i campioni in carica di Cantù per soli tre punti dopo un’avvincente partita e nettamente a Varese. Al termine della regular season i bianconeri sono saldamente al terzo posto, ma avendo perso i quattro confronti con le squadre che guidano la classifica, la Mobilgirgi Varese, con due sole sconfitte (entrambe di un punto, alla seconda giornata a Roma e all’ultima di andata nella trasferta contro i campioni di Cantù) e la Forst Cantù che ha due vittorie in più dei bolognesi.

La poule scudetto che allinea le prime sei del campionato di A1 e le prime due di A2, inizia con una vittoria in diretta Rai a Roma contro l’IBP: finisce 87-85 con un decisivo Sacco nel finale. La Virtus batte poi i cugini nel derby casalingo (solo Bologna e Varese a punteggio pieno dopo due giornate) e vince la doppia trasferta successiva, di tre punti a Milano contro la Mobilquattro, più nettamente nella temibile tana della Reyer Venezia, che due giornate prima aveva fermato i campioni in carica. Si arriva allo scontro diretto con Varese a punteggio pieno per entrambe le squadre. Parte forte Varese, ma la Virtus rimonta fino al -5 dell’intervallo. L’inizio del secondo tempo è splendido: sorpasso con Antonelli dall’angolo e tutto il palazzo scatta in piedi, poi è un crescendo virtussino fino al +11; i lombardi rientrano un po’, ma a 35 secondi dalla sirena, Martini segna da sotto il +7, l’asciugamano di Serafini in panchina vola in alto a sancire il successo.

Negli spogliatoi Gigi afferma: “abbiamo dipinto il primo terzo del tricolore“. L’indomani Il Resto del Carlino titola: Sinudyne meravigliosa 77-70 alla Girgi. Driscoll e Serafini, rispettivamente con 24 e 23 punti, sono i maggiori artefici del successo. Varese perde dopo 15 vittorie consecutive in campionato. In contemporanea Cantù cade a Roma. Poi per le V nere vittoria ad Udine, mentre Varese vince fuori contro Cantù, e all’ultima d’andata la Virtus liquida, senza troppo brillare, gli stessi campioni in carica a questo punto tagliati fuori dalla corsa al titolo. Le V nere concludono così senza sconfitte il girone d’andata. La classifica vede la Sinudyne a 14, la Mobilgirgi a 12, la sorprendente Fortitudo Alco a 8, Cantù e Roma a 6, Mobilquattro Milano e Venezia a 4 e Udine a 2. Ormai lo scudetto è un affare fra bolognesi e varesini.

Le difficoltà palesate dalla Virtus nell’ultima gara prendono corpo in settimana, quando le Vu nere perdono in casa di 13 dalla Jugoplastika dopo aver vinto di 9 a Spalato mancando l’accesso alla finale di Coppa Korac. Alle semifinali la Virtus era giunta dopo un turno preliminare e vincendo un girone a 4 grazie al successo per differenza canestri nel doppio confronto contro il Partizan Belgrado (la formula assegnava due punti a chi prevaleva nel doppio confronto).

Il girone di ritorno

Alla ripresa del campionato Roma cade in Piazza Azzarita contro una Virtus ancora un po’ imballata, poi arriva il derby in trasferta; Antonelli parte in sordina, poi un timeout lo sveglia e segnerà alla fine 26 punti. L’Alco che aveva preso vantaggio viene avvicinato e poi raggiunto, ma la gara si gioca sul filo dell’equilibrio: sul +1 Virtus, Benevelli allo scadere fa 1 su 2 dalla lunetta e si va al supplementare.

Vincono i bianconeri di 3, con tutto il quintetto in doppia cifra e Serafini euforico in spogliatoio: “Con Varese mettemmo il primo colore della bandiera, oggi il secondo, manca solo il terzo al tricolore”. Nel turno infrasettimanale con la Mobilquattro scende in campo nuovamente una Sinudyne in gran forma che infligge trenta punti agli avversari, mentre a Varese, reduce dalla doppia sfida vittoriosa contro Cantù in semifinale di Coppa Campioni, per battere Venezia in casa non bastano i 40′.

Per la prima volta risuona al palazzo un coro divenuto famoso: “Noi vogliamo la Virtus tricolor, la Virtus tricolor, la Virtus tricolor…”, sulle note di Yellow submarine. La domenica successiva Virtus-Reyer. 50-50 il primo tempo, poi i bianconeri chiudono un po’ la difesa e la Virtus vince 90-82. La domenica successiva, il 4 aprile, nella tana della grande Varese che in settimana si è laureata campione d’Europa e segue i bianconeri di due punti in classifica frutto del risultato dell’andata. Squadre in equilibrio, poi nella seconda parte del secondo tempo la Virtus allunga. Nel finale dalla lunetta Caglieris suggella a più riprese la vittoria; l’allenatore Peterson non lo fa mai rinunciare ai liberi, di fronte al fallo sistematico dei varesini che tentano un disperato recupero, per non dimostrare paura. Bertolotti, 26 punti, Driscoll 22, Antonelli 18, sono i principali realizzatori dei petroniani.

Massimo Antonelli va a canestro eludendo Bob Morse nella gara decisiva di Varese (foto tratta dall’Archivio di Ezio Liporesi).


Quattro punti di vantaggio a due giornate dalla fine, è quasi fatta. I giocatori bianconeri per l’entusiasmo si rivestirono immediatamente senza fare la doccia, per rientrare subito a Bologna, ma ci ripensarono subito quando si sentirono tutti appiccicosi sotto i vestiti. La Mobilgirgi campione d’Europa, chiuderà il campionato con solo 4 sconfitte in 36 gare, solo 2 nelle ultime 25, ma quelle due sono contro la Sinudyne e risultano decisive.

Non c’è ancora la matematica certezza del titolo, che manca a Bologna da 20 anni, ma il mercoledì sera è in programma Virtus-Snaidero Udine. L’entrata dei giocatori in un’apoteosi di coriandoli e felicità è l’inizio di una grande festa. La Virtus gioca con la stessa maglia nera di Varese, al posto della solita canotta bianca di casa. Pronti via e 10-0 Virtus firmato da un contropiede di Caglieris. Poi è una cavalcata vincente, fino al 94-68 con tutti i 10 bianconeri a segno.

Manca poco alla fine della gara contro la Snaidero, lo scudetto è ormai sicuro (foto tratta da Giganti del Basket).


Brindisi sulle tribune ovunque e invasione finale. È il 7 aprile 1976. La sconfitta a Cucciago nell’ultima giornata, con una singolare simmetria rispetto alla stagione precedente, nulla toglie alla grande impresa dei bolognesi.


A cura di Ezio Liporesi (©BasketCity.net)

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