18 ottobre, 2017

Fortitudo, Boniciolli post Verona

Il video (ma non solo) di coach Matteo Boniciolli dopo la vittoriosa trasferta di Verona dal sito www.bolognabasket.it di (Lorenzo Peretti):
Verona era in difficoltà, ha appena recuperato Rice dopo un periodo di infortunio e io so cosa significhi, perché abbiamo appena recuperato Flowers dopo due mesi. Non era facile, faccio i complimenti a tutti i miei giocatori; consapevoli delle difficoltà che Verona avrebbe avuto a causa della nostra aggressività ci eravamo ripromessi di guardare il tabellone solo a 5′ dalla fine, tutto quello che succedeva prima aveva un’importanza relativa, bisognava stare a contatto, davanti o dietro non aveva importanza. Bisogna portarli più in là possibile nel tentativo di far valere la nostra condizione fisica che è ottima nonostante due gravi assenze, Raucci e Italiano, due quinti del quintetto.
Credo che sia stata visibile a tutti la fortuna che abbiamo avuto a inserire un giocatore come Valerio Amoroso, che è arrivato solo perché le strade con Iannilli si sono divaricate, altrimenti saremmo rimasti così. I giocatori di grande livello, e Valerio lo è, pur facendo 0/6 al tiro e 0/4 ai liberi sono nelle condizioni di migliorare il gioco complessivo e di essere incisivi nei momenti che contano. Era quello che mi aspettavo da lui, che in questo momento è al 20% della condizione, ed è quello che ci ha dato. Si è inserito in una squadra che si vuole bene, che lavora duramente, che ha chiari i propri obiettivi.
Oggi mi piace citare Luca Campogrande, ormai è noto che Matteo Montano lo considero una stella e Leonardo Candi deve iniziare a preoccuparsi di quelle che arrivano dietro di lui che ha 18 anni ed è già pronto. Ma in un momento di difficoltà, in cui avevamo bisogno di energia e non volevamo spendere le energie dei nostri principali protagonisti abbiamo inserito un giocatore che l’anno scorso giocava in C2 a Roma e che sta lavorando 18 ore al giorno da quando è arrivato, a luglio, per farsi trovare pronto a giocare grandi partite come oggi. Credo che lui sia il simbolo del nostro lavoro: tanto lavoro individuale sia fisico che tecnico per cercare di migliorare i giocatori e produrre partite così.
Questa è una tappa, e più volte ci siamo rovinati la festa perdendo con squadre di seconda o terza fascia dopo aver vinto delle belle partite in casa. So che la squadra va tenuta sempre sul pezzo. Ma condivido una mia piccola soddisfazione personale: ringrazio i miei collaboratori e la società, Christian Pavani e Gianluca Muratori. Io sono arrivato 11 mesi fa e questa squadra era terza in quarta serie. Non pensavo che ci sarebbero voluti solo 11 mesi di lavoro per produrre la partita perfetta, questa è la partita che ogni allenatore vorrebbe allenare. Ora l’unica cosa che dobbiamo portarci via è il ricordo di quanto sia bello concretizzare lo sforzo che facciamo in allenamento, a dei ritmi incredibili, con una vittoria in mano in un campo come Verona. Questo ancora non l’avevamo capito, mi auguro che questa partita crei nei miei giocatori quello scatto di consapevolezza necessario per continuare questo cammino.
Avevamo fuori due giocatori del quintetto e Flowers e Amoroso al 20% di condizione: tra 2-3 settimane questa squadra potrà essere una bella realtà di questo campionato.
Ai giocatori prima della partita ho detto questo: ma perché dobbiamo lavorare tanto per poi tornare a casa o prendendone 30 a Trieste, 11 a Matera, 15 a Treviglio, oppure prendendo i complimenti e il sorrisino che si fa a chi ha giocato bene ma ha perso. E ho citato davanti a tutta la squadra l’esempio di Gennaro. Gli ho detto: Gennaro, non è possibile che a 30 anni tu fai 20 punti contro Treviso e la settimana dopo 0/6 dal campo contro Chieti.
Io credo in queste cose, oltre a schemi e rimesse esistono rapporti interpersonali, che possono passare anche attraverso un cordiale e sincero vaffanculo e poi tutto finisce là. Credo che questa sollecitazione a una persona intelligente come Gennaro l’abbia richiamato alle sue responsabilità. Lui è uno dei due playmaker di questa squadra, gioca a fianco di un giocatore di 18 anni che l’anno scorso in B2 non era nei dieci e ora è titolare in A2. Mi piace pensare che questa chiamata di responsabilità davanti a tutta la squadra l’abbia fatto sentire importante come è stato.
Ci ha dato i canestri del sorpasso in un quadro in cui Ed Daniel ha giocato una partita irreale e non contro mia cugina Luisa ma contro Chikoko, un giocatore che l’anno scorso giocava le finali scudetto con Reggio Emilia, ne ha segnati 31. Noi stiamo lavorando con lui perché vorremmo l’anno prossimo utilizzarlo da ala forte, perché è l’unico pivot della mia carriera che guardo negli occhi, sto cercando di sviluppare le sue capacità di giocatore perimetrale. Ha segnato una bomba e vari tiri dalla media distanza, non sono frutto del caso ma di tanto lavoro con Stefano Comuzzo. E’ un giocatore che sta lavorando per uscire da questo limbo di questi due anni in Italia passati senza infamia e senza lode per diventare un protagonista assoluto: io credo che Ed da numero 4 possa essere un giocatore devastante.
Carraretto? Per me sarebbe un giocatore fondamentale anche se segnasse meno di zero. Ha etica lavorativa e comprensione del gioco, i nervi saldi nei momenti che contano. Per ogni minuto che ci regala va solo ringraziato, perché un giocatore di 39 anni col suo passato che viene a Bologna a scivolare contro Campogrande andrebbe preso e murato dentro al PalaDozza fino alla fine dei suoi giorni
”.

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