12 dicembre, 2017

Pietro Basciano intervistato su RadioNettuno

Pietro Basciano intervistato su RadioNettuno
Photo Credit To www.virtus.it

Ieri Pietro Basciano è stato ospite della trasmissione radiofonica “Scusate l’interruzione” in onda su RadioNettuno e condotta da Simone Motola e Marco Merlini tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Vi riportiamo i quarantacinque minuti dove il Presidente della Lega Nazionale Pallacanestro ha risposto alle domande dei due conduttori radiofonici.

Siamo vicini alle finali di Coppa Italia, in passato a Rimini dove quest’anno è stata fatta la Final Eight di Lega A. Siete venuti via per motivi economici e allora pensate di rimanere a Casalecchio alla Unipol Arena per un periodo pluriennale oppure no?
L’accordo con l’Unipol Arena e con Claudio Sabatini è di andare avanti e vedere cosa succede quest’anno e poi progettare per il futuro. Da quello che abbiamo discusso e si è progettato l’idea è quella di andare avanti”.

Da quanto ci hai raccontato, Rimini non è stato un guadagno per l’LNP, Casalecchio è un non costo?
«No, non è tanto un discorso economico che ci può stare per quel che riguarda Rimini, ma gestendo la Lega ci sono i soldi dei club ed è quindi chiaro che io debba guardare a quegli interessi, quello che ci ha fatto riflettere di non proseguire la nostra esperienza con Rimini è stato tutto il contesto in generale. Guardando i numeri della Coppa Italia di Lega A che in questi giorni sono girati, un discorso è dire abbiamo avuto 30.000 presenze, altro discorso è dire che ci sono state 1.500 persone che hanno guardato due partite e questo è un po’ quello che è successo con Rimini.

Noi abbiamo visto che nel corso dei tre anni di partecipazione a Rimini i numeri che uscivano non tornavano. Se alla mattina esce un comunicato dove vengono dichiarate 30.000 presenze e poi io vado a vedere la partita e vedo scarse 1.500 persone (forse anche meno), qualcosa non mi torna. Credo che si sia giocato un po’ su questo ed è una presa in giro verso il pubblico, una cosa che io non posso accettare. È partito da lì dunque, nell’anno della chiusura del contratto (purtroppo blindato ma non lo avevo stipulato io), l’idea di riguardare un po’ tutto il contesto e di valutare se era un’esperienza da ripetere o meno.

Guardando i comunicati emessi della Lega A sabato scorso, ho notato che si era confermato quello che avevo visto io e ho letto cose molto strane, tipo oltre 6.000 biglietti venduti per le semifinali quando ancora non si sapeva chi giocasse le semifinali. La cosa mi è sembrata un po’ ridicola visto che se si andava sul sito di VivaTicket si potevano vedere che c’erano ancora 4.000 biglietti disponibili. Anche in questo caso si è giocato con cifre e situazioni che mi permetto di dire inaccettabili nei confronti del pubblico».

Giovedì ero presente, non so dire i paganti, ma come presenze secondo me ci saranno state dalle 2.500 alle 3.000 persone per quanto riguarda complessivamente la giornata…

«Tornando al motivo per cui non si è andati avanti, anche in quel caso ha influito il discorso economico. Nei tre anni in cui la LNP ha partecipato a Rimini ahimé è stato un bagno di sangue, dove la Lega ci ha rimesso tantissimo a causa di un cotratto scapestrato fatto prima del mio arrivo in Lega con accordi assurdi fatti con Fiera di Rimini.

Quando ho dovuto trattare il rinnovo del contratto ho semplicemente detto ai miei interlocutori che se volevamo andare avanti, noi non avremmo messo un euro. Gli ho detto “Noi non diamo un contributo, i nostri sponsor non mettono niente, se è un successo andiamo avanti con le vostre risorse”. Dall’altra parte la risposta è stata che senza contributo della LNP sarebbe stata una perdita e quindi ci siamo fermati li, non esiste che lo debba pagare la Lega. Da quel momento ci siamo guardati intorno valutando diverse opzioni arrivate come Montecatini, Jesolo, una che non ricordo e infine quella dell’Unipol Arena.

Dal mio personale punto di vista, riportare la Final Eight di Coppa Italia a Bologna sarebbe stato un successo, per quello che Bologna in questo momento sta dando alla pallacanestro italiana, non solo oggi ma anche in passato. Quando c’è stata quindi possibilità di discutere con Sabatini di portare avanti il progetto e portare la Coppa Italia a Bologna, ci abbiamo lavorato sopra, alla fine il direttivo ha approvato la scelta. Credo che sia qualcosa di positivo per noi perché sul discorso dei costi ti confermo che la Lega Nazionale Pallacanestro non mette assolutamente niente e ha zero rischio d’impresa. Questo vuol dire che i 32 club di Serie A2 più i 64 di Serie B non tireranno fuori un euro per la Coppa Italia, quello è un rischio che si prende l’impresa Sabatini. Sono convinto che ci sarà un buon flusso di pubblico, il buon Claudio ha fatto e sta facendo un lavoro egregio nel preparare questo evento, non dico che ci guadagni ma mi auguro nemmeno ci rimetta.

È chiaro che tutto il discorso poi va sui partecipanti, sul pubblico e gli sponsor. Mi auguro che i club facciano il possibile e l’impossibile per portare tanta gente a questo evento. Mi ripeto, Claudio sta facendo un lavoro molto buono, perché ha già un palinsesto pienissimo per questa “tre giorni” in cui all’interno della manifestazione all’Unipol Arena ci saranno anche spettacoli, sarà un qualcosa di particolare che coinvolgerà tutto il mondo della pallacanestro con clinic fatti tra allenatori, riunioni con gli arbitri, partecipazioni dei club, ci sarà anche il direttivo con la riunione dei club, il minibasket, il 3 contro 3 e chi più ne ha più ne metta. Sarà una tre giorni piena all’interno di quella, come ho scritto nel saluto alla manifestazione sulla rivista Superbasket, che è la vera casa della pallacanestro e non di un capannone».

Parliamo delle promozioni/retrocessioni riguardo l’A2 all’A1. L’ultima volta che ci siamo incontrati parlavi di arrivare a un cambiamento già l’anno prossimo ma pare che non sia così si passa al 2018-19, è corretto oppure ci sono ancora margini di manovra?

«Non è stato semplice, al di là del fatto che il Consiglio Federale ha approvato una delibera, Petrucci è molto convinto di quello che ha dichiarato in Consiglio Federale e possa essere portato avanti. Da un certo punto di vista non sono molto soddisfatto perché puntavo ad avere le due promozioni già dall’anno prossimo, ma visto che i matrimoni si fanno in due, noi non possiamo andare in casa della Lega e imporre le nostre decisioni, non ci permetteremmo mai. Ci sono dei problemi dovuti alla riorganizzazione del campionato di Lega A perché non si sa ancora se passa a 18 oppure rimane a 16 squadre e non ha ancora preso atto della delibera della Fip, quindi attendiamo cosa la Lega andrà a decidere in merito.

Dall’altro punto di vista, devo dire che guardando attentamente in casa dei miei 32 club di Serie A2, rimandare di un anno alla fine non mi dispiace perché forse oggi non abbiamo tre club pronti per andare in Serie A1. Dobbiamo essere onesti, a oggi non abbiamo tre club pronti, forse ne abbiamo due pronti per fare il salto una terza non c’è e questo per motivi organizzativi, economici e una serie di discorsi che mi fanno pensare che non sia un male che si vada al 2018-19.

In questa situazione abbiamo ancora un anno per preparare i club che non sono ancora pronti, per introdurre altre regole all’interno della Lega 2 che permetteranno alle società di fare il salto in A1 e  abbiamo un altro anno di tempo per prepararci ad un altro obiettivo che ci siamo dati che è quello dell’istant replay all’interno della Lega 2 che personalmente ritengo cosa fondamentale per la crescita del movimento di A2.
Tutto questo ci permette di preparare i nostri club e farli arrivare pronti com’è successo a Torino, Trento e Brescia che sono arrivati organizzati e quindi con la possibilità di fare bene, non che salgono in A1 e fanno poi le comparse tornando a scendere di categoria l’anno sucessivo».

Quali possono essere le regole per preparare una società a questo salto? Su cosa si può intervenire?

«Sicuramente, come abbiamo fatto fino ad ora, bisogna tenere sotto controllo ed intervenire su quello che è il contesto economico-finanziario, che è la cosa più importante all’interno di un club. L’organizzazione di un club, noi purtroppo in Serie A2 abbiamo dei club che ancora oggi nonostante sia un campionato di un certo livello, fanno fatica nell’organizzazione.

Molto spesso manca l’addetto al marketing, molto spesso manca la persona che si occupa di determinate cose all’interno della struttura, quindi in linea di massima l’idea è quella di dare omogeneità ai club riorganizzandosi al proprio interno con una struttura efficiente, funzionale con dirigenti che conoscono quello che fanno perché molto spesso, è brutto dirlo, mi trovo a confrontarmi con dirigenti di club che non conoscono quelle che sono le regole, le formule, lo statuto e così via.

Molto spesso si fa fatica in questi contesti, preparare quindi questi club la prossima stagione imponendo nuove regole e dando formazione al personale, ci permette di portare in A1 club più preparati che portano poi a non sfigurare. Lo stesso discorso vale per la Serie B, non dimentichiamoci che è il terzo campionato nazionale, anche lì stiamo cercando di darci delle regole, adesso diventeranno Srl e piano piano cerchiamo di introdurre delle regole per far sì che i club arrivino preparati nei campionati che dovranno affrontare ma soprattutto non devono poi rischiare di fare investimenti e una stagione scapestrata per poi tornare a scendere di categoria».

Quindi per due anni la situazione rimarrà questa?

«Questa stagione e 2017-2018 non cambia niente mentre nella stagione 2018-2019 dovrebbe, il condizionale è d’obbligo perché bisogna capire (e la Lega A non ha ancora deciso) se va a 18 squadre o a 16 squadre, dovrebbero esserci 3 promozioni dalla Lega A2 e 2019-2020 si andrebbe a regime con le due squadre che vengono promosse e due che retrocedono».

È momento dei messaggi, ci scrivono: il vero errore è stato aver fatto la seconda serie a 32 squadre…

«Sono daccordo con l’ascoltatore su questo, non è un caso che gli obiettivi che avevo dato io nel primo anno di mandato di Presidente della Lega, avevo fortemente insistito nell’ottenere che la delibera del 2012 che parlava di 2.000 posti nei palazzetti venisse confermata dal Consiglio Federale di allora perché quello permetteva in quel momento (giugno 2014), di ridurre i partecipanti della Lega A2 dalla stagione 2015-2016 a 26 club, perché sei club su 32 non avevano l’impianto per poter partecipare al campionato.

In quel modo si riducevano già a 26 club, purtroppo però in quel Consiglio Federale che si tenne a Milano in occasione di una Coppa Italia di Lega A, la mia richiesta venne bocciata con 30.000 telefonate di presidenti di club che erano a rischio ai vertici della Fip quindi in quel Consiglio Federale in particolare due, si misero contro e non fecero passare quella delibera e quindi si confermarono i 32 club.

La prossima modifica che vorremmo fare, cogliendo l’opportunità dei tre club che salgono, ridurre la A2 e scendere a 28 squadre ma non è così facile perché bisogna poi trovare la discriminante per cambiare le partecipanti anche perché oggi su 32 club devo dire che 30 hanno le caratteristiche per partecipare al campionato di A2. È una situazione particolare e bisogna lavorare per capire come fare, ha ragione il tifoso ma bisogna andare a trovare quei geni che allora decisero di liquidare la A2 dalla Lega Nazionale Pallacanestro e rivoluzionare tutto quanto. Hanno fatto un’errore madornale».

Vorrei chiedere come sponsor e televisioni possono investire soldi e risorse per un prodotto come la pallacanestro italiana che a volte produce partite dove non si superano i 60 pt. con un gioco e percentuali pessime…

«Non la vedo così. Mi dica quali partite ha visto con percentuali che sono state pessime. In Serie B, in A2 o in A2 delle partite molto interessanti, molto belle, molto avvincenti con ragazzi che si stanno mettendo in mostra e incominciano ad avere interessi anche da squadre di campionati superiori. Da quello che stiamo vedendo noi gli sponsor si stanno riavvicinando alla pallacanestro, c’è un segnale positivo che ci fa ben sperare dovuto anche alla buona presenza nei palazzetti.

Negli ultimi anni la presenza dei palazzetti è cresciuto notevolmente e per quel che riguarda la televisione, Sky ci ha dato molta attenzione e i segnali che abbiamo avuto sono molto interessanti e positivi, anche quando le partite di basket vanno in diretta televisiva il palazzetto è pieno e questo è un buonissimo segnale».

Non esiste che Virtus e Fortitudo siano in A2 e non crediamo che non ci siano tre squadre in grado di fare il salto…

«Io non ho detto che non sia pronto nessuno, ho detto che a oggi non ci sono tre club pronti per andare in A1. Al tifoso che dice che Virtus, Treviso, Roma sarebbero pronte rispondo che dovrebbe essere il campo a decidere chi va in A1 o chi vince il campionato. Verona è quattro anni che fa investimenti notevoli ma è altrettanti anni che non riesce a fare il salto, non è detto che Virtus Roma sia più organizzata o più strutturata di squadre come Legnano o Chieti. Vi assicuro che da quel che vedo io, è più organizzata, più strutturata una società come Legnano che una società come la Virtus Roma perché la Virtus Roma da un auto-retrocessione fatta non ha capito che il campionato di A2 non è un campionato semplice da fare.

La Serie A2 non è da meno della categoria superiore, Roma l’ha capito in ritardo e si sta strutturando per arrivare a questo, non è cosi semplice e non basta avere 10 giocatori buoni per poter andare nel campionato superiore, bisogna avere anche il bilancio e i parametri che la Cometec ci impone buoni. Tutto questo influisce poi nel capire quale società organizzata e strutturata è in grado di andare in A1 o in altri campionati, non basta il nome, non basta avere in squadra il giocatore che viene dall’A1 non basta il super americano ma contano anche molte altre cose».

Cosa ne pensi dell’articolo di Angelo Costa uscito ieri?

«Tornando sul discorso della Coppa Italia, una cosa che leggevo ieri che mi trova in disaccordo perché non è vero quanto c’è scritto e cito testualmente quanto scritto – Il basket incassa un’altra visione futuristica di Federico Zurleni, uomo al quale la Lega ha affidato le chiavi per il lancio, “sarebbe stimolante riunire le finali di Coppa di A e A2 in un’unica manifestazione”.

Futuristica, permettimi di dirlo “zero”. Questa è una proposta che feci io un paio di anni fa quando Fernando Marino era presidente di Lega A e che si trovò d’accordo nella proposta che io feci, eravamo a pranzo da Simone al ristorante e io gli dissi che secondo me bisognava lavorare per fare la Lega A2 la Lega A e la Coppa Italia combinata. Nando mi trovò pienamente d’accordo e da lì c’eravamo dati appuntamento per disciterne e parlarne ma poi lui si dimise e la cosa cadde lì.

Io mi permetto di far notare ad Angelo Costa che ha scritto queste cose, che prima di scrivere si dovrebbe informare, di futuristico c’è poco e niente. L’altra cosa che tengo a dire è che ad oggi ho letto un paio di volte di incontri tra il Direttore Generale di Lega A e Lega Nazionale Pallacanestro pre quanto riguarda l’organizzazione dei palazzetti e l’organizzazione della Coppa Italia e così via ma io ad oggi non ho mai incontrato il dott. Zurleni, non so quindi di chi stia parlando».

In che data verrà fatto l’aumento di capitale e svelati i tre azionisti Virtus?

Mi trovi impreparato, non ho seguito la cosa e mi trovi impreparato, penso che sia entro la fine di febbraio”.

Tommasini potrebbe tornare a Bologna ma non alla Virtus

«Non ne ho idea. Claudio credo che abbia un contratto fino a giugno di questa stagione e poi deciderà la dirigenza della Pallacanestro Trapani se rinnovargliela o meno. Claudio è un ragazzo che stimo perché educato, bel giocatore con fisico molto potente, potrebbe fare molto di più con un pizzico di carattere in più che gli verrà sicuramente se troverà continuità nel giocare, ma purtroppo in questo anno e mezzo ha giocato molto poco».

Non c’è molta prevenzione quando si parla di Fortitudo, nel calcio dovrebbero impedire a molte tifoserie di andare in trasferta…

«Dovrebbero uscire due righe di un mio comunicato in merito. Questa è una cosa che mi fa letteralmente incazzare nessuno ci ha mai chiesto da parte delle istituzioni, un incontro, parlarne, capire quali sono i problemi che ci possono essere perché con tutta franchezza non vedo dove possano essere i problemi. Da quando sono io Presidente della Lega non ho mai visto una partita di Serie A2 o di Serie B dove ci siano stati tifosi che sono andati in trasferta e fare pasticci. Non è mai successo, a meno che non ci sia stata una provocazione da altre parti, ma niente di particolare.

Sulla storia di Forlì credo sia stato fatto un errore da parte del club romagnolo nell’aver fatto un comunicato prima ancora che uscisse fuori la lettera della Questura che vietava la trasferta, forse era il caso di aspettare, di incontrarsi, parlarne e a tal proposito c’è stato un’iniziativa da parte dei tifosi Fortitudo, iniziativa intelligente ed interessante dove hanno parlato col presidente Bertolucci chiedendo di fare una tavola rotonda dove parlare dei problemi. Ci siamo sentiti col presidente e con Sabatini che sarà l’organizzatore di questa tavola rotonda che sarà un’opportunità durante la Coppa Italia, dove ci siederemo e parleremo di questi problemi perché dal mio punto di vista è un’errore vietare la trasferta ai tifosi perché limiti la bellezza di quello che è il contesto di pubblico all’interno del palazzetto e limiti il club dal punto di vista economico».

Favorevole o sfavorevole a una Superlega tipo Lega Adriatica, Lega Baltica…

«Favorevole».

Perché?

«Sembra una cretinata, ma una bella idea sarebbe una SuperLega con Club che partecipano con una franchigia anche relativamente alta, e quindi con investimenti seri e veri che partecipano ad un campionato che gli permetta di competere ad alti livelli anche in Europa dove oggi non gli è consentito fare tranne il caso dell’Armani che partecipa ad alti livelli, le altre non lo fanno.

L’A2 potrebbe diventare un campionato di sviluppo della SuperLega dove i Club di A possono investire in quelli di A2, dove i ragazzi che oggi fanno panchina nel campionato di A1 giocare e crescere nel campionato di A2 avendo minuti con la conseguenza di crescere e dare la possibilità ai ragazzi italiani di tirare fuori il loro talento».

Se ti invitassero a “Fossa on the radio” ci andresti?

«Perché no, certo, non vedo il problema».

Sul famoso signore di S. Giovanni in Persiceto al derby, possibile che non sia arrivata nessun tipo di sanzione?

«Io lì non posso intervenire perché non di mia competenza e nei miei ruoli. Mi sono lamentato e arrabbiato con gli addetti al servizio perché mentre il tifoso è entrato, gli addetti erano a vedersi la partita ed è una cosa inaccettabile che mi ha fatto imbestialire. Non ho capito perché non ci sia stata la sanzione, ma credo che i dirigenti Virtus abbiano concordato una sanzione dove il tifoso darà un contributo per quel che riguarda il danno che ha apportato».

Ci pensi ancora a quella sera di Reggio Emilia?

«Ci tifo contro a Reggio Emilia, può bastare questo? Diciamo che Reggio Emilia ha in Basciano il peggior tifoso contro».

Questa SuperLega è utopia oppure ci si può arrivare?

«Per me non è utopia. Molti club di A1 è una cosa che potrebbero già oggi portare avanti, insieme a club di A2 io credo ci siano i numeri e per le capacità per poterla fare. Attorno al tavolo ci si devono mettere quei club che hanno un certo peso nella pallacanestro italiana e discuterne, capire e lavorarci».

Quest’anno dal 1983 non ho fatto l’abbonamento ma seguo sempre la squadra, per la prossima stagione posso sperare in una riduzione dei costi degli abbonamenti?

«Non sono io che posso dare una risposta, non è di mia competenza, deve rivolgere la domanda alla dirigenza della Virtus Basket».

Se non siete sicuri del passaggio da 16 a 18 squadre in Serie A, perché non spingete per mandarne 2 a prescindere dal 2017-18?

«Noi abbiamo scritto rispondendo alla delibera del Consiglio Fedeale, tra l’altro domani abbiamo un incontro a Roma e ribadiremo la nostra richiesta e se c’è una posizione da parte della Lega A per andare avanti per quello che il Consiglio Federale richiede noi chiederemo di anticipare al 2018-19 le promozioni».

È ancora legato alla Virtus? Se nei tre Soci di cui uno è Zanetti, uno degli altri due è Basciano…

«Mi spiace ma non posso rispondere a queste due domande».

Perché non può rispondere?

«Perché è tutto in divenire, preferirei evitare di dire cose che domani sarebbero differenti da oggi. Ci saranno novità a breve, quindi meglio aspettare».

Non sono sufficienti avere 5.000 spettatori di media per poter fare la Serie A?

«No, non sono sufficienti se poi hai 5.000 spettatori ma non hai un organizzazione societaria buona, non sono sufficienti se non hai un bilancio che in quel campionato è tre volte, ma forse anche di più, di quello di A2».

Vietare le trasferte perché non sussiste il fatto, tanto vale fare del casino e divertirsi

«Se la mettiamo dal punto di vista del tifoso io andrei mi metterei fuori dal palazzetto e farei una bella brace e una bella grigliata e andiamo avanti».

Ma che Serie A può essere senza le due di Bologna, Treviso, Verona e Roma? Più che fare previsioni futuristiche quelli della Lega A dovrebbero chiedersi questo…

«Da tifoso sono d’accordo, da dirigente ci sono altre cose da guardare. Lì bisognerebbe entrare anche nel merito dell’A1, io ho fatto presente al presidente Bianchi due o tre punti molto precisi, il punto è che le squadre che sono passate dalla A2 all’A1 hanno fatto non bene ma benissimo.

La risposta di Bianchi è stata, quando una squadra retrocede è finito in un tunnel senza fine, io gli ho fatto notare che da quando esiste la nuova A2, nessun club di A1 ad eccezione della Virtus è mai retrocesso perché tra autoretrocessioni e ripescaggi non ci sono mai stati retrocessioni a parte i bianconeri e non mi sembra che la Virtus sia finita in un tunnel nero.

Ho fatto notare che probabilmente qualche club di A1 potrebbe fare un bagno di umiltà e retrocedere per ricostruirsi e ripartire sanando il bilancio e ristrutturandosi sarebbe meglio. Dal suo punto vi sita queste situazioni sono sbagliate e quindi ragionano in modo differente, attendiamo e aspettiamo».

C’è possibilità più che teorica che il primo turno playoff la Virtus lo giochi al PalaDozza, da presidente di LNP giocare una stagione da una parte e i playoff è fattibile?

«Cosa posso dirvi, non è di mia competenza. Posso essere d’accordo da una parte e meno dall’altra, dal punto di vista del club credo che abbiano fatto e faranno il possibile per evitare di andare a giocare fuori dal loro campo e cioè dall’Unipol Arena, però se non avranno alternative non penso possano inverntarsi qualcosa di differente.

Un piccolo particolare, molti club di A1 non disputeranno i playoff nei loro palazzetti vista l’approvazione del Consiglio Federale di giocare i playoff in palazzetti da 5.000 posti vi faccio notare che buona parte di quegli 8 club che faranno i playoff di A1 non hanno i campi adeguati. Non sarà quindi solo la Virtus a giocare al PalaDozza, ma avremo tante società come Reggio Emilia, Capo d’Orlando, 4-5 squadre di A1 andranno a giocare i playoff in campi dove non hanno disputato la stagione regolare. Anche la situazione dei palazzetti in Italia è disastrosa».

Ovvio che il passaggio ai 5.000 posti in Serie A, una volta avrebbe portato a nuovi impianti, oggi credere che verranno costruiti nuovi impianti da 5.000 posti è una cosa abbastanza impegnativa, faccio fatica a pensare all’amministrazione comunale di Capo d’Orlando che costruisce un nuovo palazzetto, vent’anni fa si, adesso no…

«Facciamo che ci arriviamo a piccoli passi, facendo crescere il movimento e le società anche per quel che riguardano le strutture. Non è facile, e mi metto nei panni della Fortitudo e di Christian Pavani e in quella di Julio Trovato che dovrà gestire questa situazione non facile. Purtroppo come puoi pensare di mandare la Virtus Bologna a Ferrara o a Imola perché non c’è il Palazzetto disponibile? Non mi sembra fattibile questa cosa».

Hai mai pensato di entrare in Fortitudo o ti è stato chiesto?

«Il mio amico Christian Pavani con cui abbiamo una grossa stima reciproca dice sempre che io ho sbagliato l’uscita dalla tangenziale mentre il presidente del Comitato Regionale Andrea Tedeschi mi dice che io sono più Fortitudino di un Fortitudino, questo lo dice lui poi non so se è vero, però no, non ci ho mai pensato, vado avanti con quella che è stata la mia scelta della Virtus».

È vero che è tutto a carico di Sabatini, ma hai delle speranze come pubblico

«Ieri sera hanno chiamato 15.000 dalla Valle d’Aosta, oggi dalle isole mi sembra anche giusto… Io sono sempre positivo e sono convinto che chi ci sarà si divertià, chi non ci sarà avrà fatto un errore a non partecipare a queste giornare e si perderà l’opportunità di godersi tre giorni di bella pallacanestro, ma anche di confronto e l’opportunità di vistare l’Unipol Arena che credo che sia una struttura bellissima, una delle poche belle strutture italiane».

Può la Lega accettare il rinvio di una partita a 60 giorni com’è stato fatto per Chieti-Virtus che si giocherà domani sera?

«No, non è accettabile. Noi all’interno del direttivo della Lega avevamo dato delle indcazioni ben chiare che dicevano che le partite rinviate per i campionati Europei U18 andavano recuperate entro l’11 gennaio. Purtroppo quello che la Lega aveva chiesto e indicato alla Fip è stato non preso in considerazione o quantomeno non attenzionato, poi ci sono stati problemi con la disponibilità dei palazzetti, alla fine si è andati a questa data».

La gente non lo sa ma c’è anche Forlì-Piacenza che viene spostata molto avanti

«Anche quella partita va oltre i 30 giorni, non è bello, è poco rispettoso nei confronti del pubblico e dei partecipanti al campionato, purtroppo si vanno ad incastrare delle situazioni che non facilitano le situazioni delle partite».

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